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9 settembre 2011

Recensione | MANITUANA (Wu Ming)

Oggi non sono per niente di buon umore, perché ho appena terminato l'unico romanzo del collettivo Wu Ming che ancora non avevo letto ed ora so che passerà del tempo prima che riesca a leggere un romanzo di tale fattura.

Nel Nord America del 1775, nel fermento indipendendista che porterà alla rivoluzione, si intrecciano le vicende di un gruppo di notabili fedeli al re d'Inghilterra, di un capo Mohawk, di un misterioso e temutissimo guerriero franco-irochese, di un proprietario terriero senza scrupoli e dei soldati di George Washington. Tutto ruota intorno alle temute Sei Nazioni indiane ed alla lotta tra lealisti e ribelli per accaparrarsi il loro appoggio nell'imminente guerra, mentre una donna mohawk tenta di decifrare il sogno che indica il destino della sua gente.

I Grandi Laghi, la Lunga Casa, le Sei Nazioni: se non avete la minima idea di cosa stia dicendo, vi basterà leggere poche pagine di questo romanzo per essere catapultati nel Nord America, nel bel mezzo della valle dei Mohawk e vivere nel pieno dell'Irochirlanda le vicende che hanno portato alla nascita dei moderni Stati Uniti, durante lo scontro tra lealisti e ribelli, tra antichi ideali di guerra e moderni intrighi politici: basterà il valore dei guerrieri a sopperire alle mollezze ed all'inettitudine di una classe politica corrotta ed indolente?

Questo è uno dei romanzi più amari che abbia mai letto, benché sia noto a tutti quale sia l'esito della vicenda. Il collettivo Wu Ming riesce, con la sua scrittura densa, armoniosa, pregnante a far immedesimare a tal punto il lettore che questi dimentica come finirà la storia e spera fino alla fine che l'esito possa essere in fin dei conti felice. Una scrittura quasi ipnotica, ammaliante: non si riesce a staccarsi dal libro e nemmeno a credere a cosa sta accadendo... pardon, a cosa si sta leggendo. Forse anche perché gli autori si sono lasciati un po' contagiare dall'alone di misticismo che circonda le popolazioni indigene della regione, intrecciando il romanzo con un filone onirico: saranno dei sogni, o meglio la loro interpretazione, a scandire la narrazione degli eventi.

Si può avere qualche problema durante la lettura, per via della lingua Mohawk, se non altro perché molti personaggi sono presentati con più di un nome, ma devo dire che mi ha creato più problemi il gergo della malavita londinese, della lingua amerinda e, a dirla tutta, alle volte un'atmosfera rende molto di più del significato delle parole: questo gli scrittori del collettivo Wu Ming lo sanno bene! Come sanno ricostruire magistralmente tanto una battaglia nei boschi vicino a Fort Niagara, tanto un ricevimento alla corte del re Giorgio III. Non a caso, questo romanzo ha vinto il Premio Sergio Leone nel 2007 ed il Premio Salgari nel 2008.

Consigliato a chi pensa che in Italia si scrivano solo libri a lieto fine, libri “consolatori”, perché vendono di più...

Come sempre ricordo che tutti i romanzi del collettivo Wu Ming sono liberamente scaricabili dalla sezione download del sito della Wu Ming Foundation.

 A cura di Diego

 “Manituana” di Wu Ming, Einaudi, 618 pagg, 17,50 euro


Voto 9/10


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