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17 gennaio 2014

ANTEPRIMA: SIMONA BALDELLI SU READER'S BENCH MAGAZINE


Simona Baldelli sarà tra le pagine del prossimo numero di Reader's Bench Magazine. Un altro finalista al Calvino ci farà l'onore di accomodarsi sulla panchina per parlarci di Evelina, delle fate e di come deve essere stato difficile, se non addirittura particolare, scrivere un romanzo con la voce di un bambino

Daniele Campanari, l'autore dell'intervista, ci porta alla scoperta dell'autrice di Evelina e le Fate (Giunti-2013) e di un altro folgorante esordio letterario.

Vi lasciamo ad un estratto dell'intervista e vi diamo appuntamento al 23 gennaio.

Tutti siamo stati bambini con emozioni e sensazioni varie. Qualcuno ha vissuto pure la guerra. Ma cosa significa raccontare con gli occhi, le orecchie, i gesti e poi parole di una bambina? 

Significa tornare a vedere, sentire, parlare esattamente come se si tornasse ad avere cinque anni. Posso dire che, per quel che concerne la scrittura, la scelta del  linguaggio è stata in qualche modo la “fatica” maggiore.

Avendo deciso da subito di integrare la storia con alcuni dialoghi in dialetto, per dare maggiore veridicità e colore alla storia, ho dovuto scrivere il romanzo mantenendo sia la fedeltà alla lingua che la coerenza con la “soggettiva” (per usare un termine cinematografico) di Evelina. Poiché il  punto di vista era quello di una bambina di cinque anni, contadina, analfabeta, che non ha mai visto nulla se non l’aia nella quale vive, mi sono imposta di usare solo ed esclusivamente dei vocaboli che potessero essere credibili nella sua testa e nella sua bocca. Ad un certo punto mi sono accorta che non potevo usare termini semplici come “perplesso”, “moltitudine”, “frequente” ed infinite altre… insomma, la fatica maggiore è stata quella di costruire un linguaggio ricco ed articolato utilizzando un bagaglio estremamente povero di vocaboli. Spero di esserci riuscita.

Inoltre, poiché le vicende che narro sono materia che tutt’oggi dà luogo a discussioni e polemiche (visto che ancora non siamo riusciti a fare i conti con il periodo che va dalla Resistenza all’immediato dopoguerra) avevo la necessità di mantenere uno sguardo il più possibile neutro. Ho usato la soggettiva di Evelina proprio come fosse una telecamera che si limitava ad osservare e filmare i fatti, senza preconcetti, pregiudizi o sovrastrutture culturali. La bambina non può avere e non ha opinioni “precotte”, quindi permette al lettore di farsi le sue. Ammetto che, da lettrice, non ne posso più di scritti nei quali non mi vengono sottoposti fatti e storie, ma si cerca soltanto di vendermi opinioni. E questo lo trovo insopportabile. Non volevo, quindi, commettere questo errore io stessa… 

Avete un po' di acquolina?


Evelina e le fate di Simona Baldelli, Giunti, 256 pagg, 12 euro





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