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9 gennaio 2014

ALL'INCONTRO CON WALTER MITTY


Sarà che Ben Stiller è un attore, oltre che un regista e tante altre cose, per cui la delicatezza nella percezione di chi sa quello fa è palpabile, e il suo ultimo film, uscito nelle sale italiane con il titolo di I sogni segreti di Walter Mitty  che non è un capolavoro e neanche uno di quei film che se pensi ai “film che hai visto nell’arco della tua vita” ti viene subito in mente, FA BENE, soprattutto per iniziare un  nuovo anno: perché il cervello fa delle strane connessioni e finiamo per ricordare i grandi strappi, le grandi luci, ma mai gli occhiolini, gli spiragli, le carezze delle cose.

The secret life of Walter Mitty, titolo originale del film, tratto dal racconto da cui prende il nome, scritto da James Thurber nel 1939 è la narrazione di un buco. Sì, di un buco, quella voragine che si crea in una persona, quando si ritrova a vivere una vita fatta di cose che le piacciono, per le quali lavora per anni, e che sono talmente forti da poter avere un’esistenza separata dall’individuo. 

Walter Mitty apparentemente è un debole, uno che non riesce a fare o dire quello che vorrebbe veramente: impacchetta sogni come è abituato a fare per mestiere. È il responsabile del reparto che si occupa di selezionare le foto che andranno all’interno e sulla copertina della rivista Life. Non è lui che immortala momenti di realtà, ma è lui che li supervisiona, li controlla, li seleziona definitivamente. Per fare il suo lavoro, Walter Mitty ha bisogno di tanta immaginazione, dentro la quale si è chiuso sentendosi sicura palafitta nella sua rete personale che fa acqua, senza essere fluida. 



A lavoro nessuno lo ascolta, perché non si lascia percepire, solo qualcuno è pronto a riconoscere la sua professionalità, e lui lavora anche per quello. Segna appuntamenti, scandisce impegni di traslochi, uguali alle spese che deve sostenere: in un calderone di cose senza bellezza. È come se in una cartucciera di atti di coraggio, Walter avesse deciso di sparare solo pochi colpi, quelli di cui non può fare a meno per stare a galla, ma non è abbastanza. 

I tagli sul lavoro e la paura di ritrovarsi al buio fanno di Walter Mitty un cuore impavido alla riscoperta di quello che è sempre stato. In fondo il suo cuore è di facile concessione: ne distribuisce pezzi perché è l’unico modo che ha di comunicarsi. 

Non ha fantasmi del passato da affrontare, genitori rigidi e sogni sfumati: ha perso se stesso quella volta da ragazzo in cui aveva pochi soldi, era andato a lavorare in un fast food e si era fatto tagliare i capelli alla moicana dal padre, prima che morisse. La libertà non gli era stata negata, Walter Mitty l’aveva solo lentamente sedata. Per questo comincerà il suo viaggio vero tra paesaggi meravigliosi, respiri profondi e trampolini per rituffarsi, senza un lavoro ma senza frustrazioni.

Colonna sonora straordinaria in connessione perfetta al protagonista di questa storia non ordinaria ma molto semplice: come si dice? David Bowie è tanta roba ma Jose Gonzalez il prossimo loop.


Sono una sentimentale? Forse, ma non ho pianto alla fine, mi sono solo commossa sorridente.


Che questo sia un anno Felice!

A cura di Martina Rosella

Buona lettura!




I sogni segreti di Walter Mitty di James Thirber, Bur Rizzoli, 252 pagg, 17 euro, 9,99 in formato Kindle.





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