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6 dicembre 2013

Cari libri, questo non è saluto


Prendi tre e paghi tre. Dunque, se acquisto tre libri alla cifra orientativa di dieci euro cadauno spendo trenta euro. Facile, no? Facile. 

Ma il punto non è questo, non è matematico. Il punto è che i libri costano troppo. Dice: cosa stai dicendo di nuovo? Niente. Il fatto focalis è che i libri alla Fiera del libro costano troppo. E non ci posso credere. Perché da lettore cronico m’aspetto un trattamento diverso, di favore. 

Da lettore cronico m’aspetto di riempire la borsa rossa collassata sulle spalle con pagine e pagine di autori del mondo. Da lettore cronico m’aspetto che da calendario quello della fiera sia il giorno in cui mettere a utilizzo i risparmi delle settimane precedenti. Così, giusto per dare una ventata d’aria nuova alla libreria dimorale. E invece torno a casa con un solo libro (che è pure scritto da un amico), quello col prezzo più basso. 

Il gioco dovuto della giornata diventa questo: cammini, cammini e ancora cammini cercando quel libro che colpisca i quattro cervelli del corpo umano: cuore, occhi, mente, portafoglio; cammini e tutti vengono chiamati per la causa ma nessuno risponde per come è stato forgiato. Nessuno. 

Eppure, come la Madonna per Bernadette, appare su tavolacci tovagliati un cartello a volte bianco, altre colorato, posto a osservanza creativa dagli uomini librai: “Se acquisti uno di questi libri hai il venti per cento di sconto”. Non tutti gli espositori presenti negli spazi del Palazzo dei Congressi di Roma propongono allegramente questa offerta. 

Certo, devo dire a rigor di cronaca informativa, che la scelta dei manoscritti è vastissima. Tanto vastissima da infastidire pure gli editori che si lamentano dei troppi libri in commercio, ma continuano a pubblicare cani fantasy e porci noir. Alla fine della visiera il lettore scoraggiato termina il giro turistico tra gli stand lettere-numeri senza accogliere offerte vantaggiose, servizi e pescate qua e là. Oppure abbandona il campo con le seconde o terze scelte, quelle col prezzo più basso.

Insomma, il problema generale, sempre attuale e mai superato è il servizio proposto e dunque la non-soluzione: un giovane di vent’anni, lavoratore gratuito (quindi servito da mamma e papà) o poco pagato, pensa bene prima di spendere trenta euro, denaro che serve per uscire con i colleghi della notte (e quindi divertirsi per l’età, rimorchiare una ragazzina e via di questo passo). 

E ecco che l’editoria entra in crisi o, buon che vada, vende manoscritti sui generis (vedi fantasy, vedi cibo e cucina) a lettori per i generis. E allora, dico, non bisogna meravigliarsi se il calo delle vendite rispetto all’anno 2012 ha registrato un -6,5%. 

Non bisogna meravigliarsi se i giovani leggono poco. Non bisogna meravigliarsi se gli editori perdono annualmente danaro, vanno col conto in rosso e chiudono baracche e librettini. No, non bisogna meravigliarsi perché è il sistema a essere confuso. E fin quando questo non verrà rattoppato, prima, ricostruito, poi, il lettore cronico guarirà la malattia, rallenterà i tempi d’acquisto e sarà costretto ad aspettare il compleanno o il Natale per sfogliare un nuovo libro, quello col prezzo più basso. 

A cura di Daniele Campanari, leggetelo anche sul suo Blog

Siamo stati a Più Libri Più Liberi negli ultimi tre anni, date un'occhiata a tutti i post e i post della fiera della piccola e media editoria di Roma.



   





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