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3 dicembre 2013

100 anni de La Valle della Luna

Jack London, a lungo considerato solo uno scrittore per ragazzi, pubblica nel 1913 La Valle della Luna, un romanzo che potrebbe benissimo raccontare la storia di due giovani d'oggi

Jack London = Zanna Bianca.

Questo è forse l’abbinamento più scontato e popolare della storia della letteratura americana dello scorso secolo che tuttavia condanna – come è successo fin troppe volte a fin troppi scrittori – a ricordare un autore per una e una sola opera che fra l’altro non riteneva nemmeno troppo buona. Questo è quello che la critica letteraria opera su decine di titoli ignorando e nascondendo un vastissimo patrimonio letterario; è il caso di La valle della Luna, datata 1913, che viene riproposta dopo cent’anni dalla prima pubblicazione. 

Opere come questa, fra le più politiche e sociali scritte, annullano decisamente l’idea di un London “scrittore per ragazzi” e lo confermano piuttosto cronista di un epoca dove i problemi che si vivevano non erano troppo distanti da quelli che abbiamo oggi. Il lavoro instabile, la politica noncurante dei problemi del cittadino, gli scioperi e le manifestazioni sindacali, l’immigrazione, tutte questioni di una sconcertante attualità che London ha vissuto in prima persona nella sua tanto amata California.

La scelta dei giovani oggi è la fuga all’estero e tale è stata per Billy e Saxon, protagonisti del racconto, che sentono pian piano sgretolarsi fra le dita quell’idea di vita felice che si erano prospettati di fare ad Oakland. La narrazione è dolce e forte allo stesso tempo e riprende i caratteri dei protagonisti, lei tipica ragazza dei primi del novecento, casta e ingenua e lui, pugile e carrettiere, entrambi sono in perfetto stile London: ragazzi che non hanno conosciuto i genitori o che ne hanno solo vaghi e sbiaditi ricordi, ragazzi fieri di appartenere entrambi al “vecchio ceppo americano” ma che hanno lavorato sin da piccoli e sono fortemente alla ricerca di riscatto e rivalsa nei confronti di una società che gli è stata spietata e ostile. 

Quando i due giovani si rendono conto che “il mondo è fatto di furbi e stupidi, dove i primi vivono nell’agio e gli altri sono destinati a lottare per un lavoro come i cani fanno per un osso” (cit.) decidono di lasciare la città e mettersi in viaggio alla ricerca di una fantomatica Valle della Luna dove poter prosperare lontano dai problemi del mondo civilizzato. 

Partono a piedi, con poche decine di dollari in tasca e la speranza che se i loro antenati pionieri avevano fatto la stessa cosa decenni prima in un paese inospitale e selvaggio, allora potevano anche loro riuscire nell’impresa. E’ un viaggio di necessità e desiderio che anticipa di quarant’anni quello On the Road di Sal Paradise (J. Kerouac,  1957) e che riprende lo stesso “The Road” (J. London, 1907)  dove il percorso, la strada, era essa stessa la meta; ma in La valle della Luna si compie un ulteriore passo, quello dell’arrivo, quando ci si può fermare, guardare indietro e poter dire “sono arrivato”.


A Marcello D’Onofrio, seguitelo sul suo blog Quello che gli altri non dicono.


La valle della luna di Jack London, Galaad Edizioni, 558 pagg, 15 euro




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