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8 novembre 2013

Provate voi a scrivere poesie su un semaforo


Ho scoperto che Silvia Avallone non nasce scrittrice. Nessuno nasce scrittore, certo. (O sì? Ma non mi sembra questo - adesso - il momento di). La rivelazione d’Acciaio nasce come poetessa. Che no, non è lo stesso. Perché se leggete molte mini-bio troverete: Tizio Rossi (Firenze, 1987), poeta e scrittore. Ecco, wikipedia dice che son due cose distinte. E così sia. 

Ma come mai a parlare della Avallone se dovrei parlare di Bernardo Pacini? L’anno di nascita che ho usato qualche riga più su è proprio il suo, del ragazzo, così come è sua la città natale toscana. Cos’hanno in comune l’Avallone e il Pacini? L’aver pubblicato la loro prima raccolta di poesie con Edizioni della Meridiana, bella realtà editrice. Quella di Bernardo s’intitola Cos’è il rosso (2013) ed è a modo suo passionale nell’alternarsi dei colori del séma-phoros all’interno delle pagine. 

“Pacini è davvero giovane: dove scorge questa mossa inarrestabile, questa drammatica sorpresa? Dappertutto e soprattutto nelle piccole cose, il più possibile feriali e comuni: un bar, un merlo, il tabacco, un venditore ambulante… la grande rete della poesia non lascia sfuggire nulla, c’è sempre la possibilità che accada una scoperta“

Ma lui, Bernardo - al di là di queste righe desunte dal prefatore Lauretano - lo ammette candidamente in maniera proemiale: “La mia fortuna è che so sterzare d’istinto”, recita la poesia eponima. Phaenomenon (vista la scia classicheggiante da titolo) racconta: “Mi annido in un bar/ a un’ora indifferente/ a un’ora in cui nessuna apocalisse/ vorrebbe capitare”, epperò càpita, la sentenza: «Anch‘io, nelle pause/ o al finire della maionese,/ ho paura di morire»”. È pure un libro della solitudine quello di Bernardo, con dialoghi sul filo interstiziale: “«… però ne ho molti altri di Calvino/ tutti a un prezzo economico, non andartene ti prego/ non lasciarmi qua da solo…».


Il giovane poeta fiorentino mi spiazza spesso (e diverte quando incontri “un dante che ha lasciato virgilio/ per google“, anche se magari sembra un post di Facebook o un twit da topic trend). 

Nel caleidoscopio di figure ed espressioni, molte stridono al punto da stupire: “Si smaglia/ un angolo di cuore” fa a gara con la strofa successiva: “Verso succo d’arancia/ nel bicchiere”. Dopo qualche ora “la notte diventa/ in un semitono/ un murales/ dove Dio/ ruffianamente detta/ due o tre comandamenti”. 

Possono accadere, come sosteneva Lauretano, cose incredibili nello stesso momento in questo libretto che a tratti richiama La trombettina di Govoni o “un andamento narrativo che ricorda più gli anglosassoni che gli italiani, ad esempio il Dylan Thomas”. Se dovessi dirvi dove sta adesso Bernardo, non userei uno smartphone con geolocalizzatore, ma sempre la sua poesia: “in bilico su un vulcano di camomilla”. Basta così.

A cura di Simone Di Biasio autore di Assenti Ingiustificati, seguitelo sul suo blog Giornalismo po-etico


Cos'è il rosso di Bernardo Pacini, Edizioni della Meridiana


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