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29 novembre 2013

Lucia', ma ch'e' fatte?



Capita il giorno in cui, nella vita di un recensore, bisogna dare un brutto voto e non è piacevole, se non altro, perché vuol dire aver sprecato del tempo a leggere un brutto libro. Poi, se quel libro l'ha scritto un autore che non ha mai deluso, allora dire che la cosa non è piacevole è davvero troppo eufemistico.

Dopo anni di filosofia e mitologia, Luciano de Crescenzo ha deciso di dedicarsi alla storia, precisando nell'introduzione al suo ultimo volume Garibaldi era comunista che si tratta di un atto dovuto. In realtà l'ingegnere napoletano mischia storia, mitologia e filosofia in un unico guazzabuglio un po' sconclusionato e che di storico ha molto poco.

Più che un libro di storia, questo è un libro di riflessioni su alcuni personaggi storici e pseudo-storici, quando non proprio mitologici, tant'è vero che fino a pagina cinquanta, la mitologia lascia ben poco spazio alla storia.

Ogni biografia è infarcita di riferimenti a fatti personali, molti dei quali (se non tutti) già presenti in precedenti pubblicazioni del padre del Bellavista-pensiero, e seguita da un dialogo tra l'autore ed il personaggio oggetto della trattazione.

A parte la poca storicità del testo ed il molto riciclo, ciò che mi ha più di tutto deluso è stata la mancanza di verve, che di solito accompagna le pubblicazioni di De Crescenzo. Non che manchino i tentativi, ma il risultato è tutt'altro che soddisfacente.

Mi dispiace, Luciano: resterai sempre il mio primo apprezzatissimo insegnante di filosofia, ma per la storia preferisco rivolgermi altrove.

A cura di Diego Rosato


Garibaldi era comunista di Luciano De Crescenzo, Mondadori, 168 pagg, 17,00 euro



Voto 5/10




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