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18 settembre 2013

La donna è un'isola di Audur Ava Olafsdóttir

Foto di Jonas Bendiksen
Il nome dell'autrice è impronunciabile e dubito che lo ricorderò mai, in compenso il libro è di quelli che mi sono entrati nel cuore e che mi sarà impossibile dimenticare, anche se di certo non mi ha invogliato a visitare l'Islanda. Pare, infatti, che una delle attrazioni turistiche sia la regione di Hài-Hamar dove riesce a piovere 295 giorni su 320. Come orgogliosamente afferma la proprietaria dell'agriturismo I cetrioli inattesi, “i turisti non vengono in Islanda per prendere il sole”

D’altra parte, se si E' NATI in Islanda come l'autrice e la sua protagonista, si deve essere anche predisposti geneticamente alla sopravvivenza nel paese di Iceland. Solo così si spiega come possa essere ritenuto “normale” andare in vacanza in novembre, in uno chalet privo di energia elettrica e riscaldamento, chiamare “ondata di caldo” una temperatura di 10 gradi e non scomporsi più di tanto se un bambino di quattro anni si denuda per correre in spiaggia a giocare con i pinguini... Per quanto il titolo italiano sia pertinente, quello originale “Pioggia in novembre” è senza dubbio il più azzeccato.

Va da sé che la protagonista tanto normale non è, ma proprio per questo mi ha ispirato un'istintiva simpatia e mi sono completamente immedesimata in lei nonostante le obiettive differenze: età, struttura fisica, background culturale. Lo ammetto, immaginare di avere dieci anni di meno, un fisico atletico e parlare correntemente undici lingue non solo non è stato difficile, ma anche molto gradevole. Proprio sulle lingue – nel mio piccolo a tre più l'italiano arrivo anch'io -  ho trovato il maggior punto di contatto: “Conosco tante lingue, forse troppe, ma in fondo non sono mai stata davvero capace di trattare con le parole, di esprimerle faccia a faccia, a un uomo”

Il racconto segue il susseguirsi dei pensieri della protagonista - non ci sono dialoghi, se non mediati dalla sua mente - a partire dal giorno in cui la sua vita subisce un drastico cambiamento. Investita un'oca, che medita di cucinare per il marito che le rimprovera sempre le sue scarse virtù domestiche. Giunta a casa scopre che il coniuge si è organizzato decisamente in modo diverso: tra otto settimane avrà un figlio da una collega d'ufficio. Le donne nordiche sono meno melodrammatiche di noi, per cui il commento si limita a un “ Già … non si può lasciare un figlio senza padre” seguito da un “avevo in mente di cucinare l'oca ... potresti fermarti per una cena di addio?” Come si fa a non idolatrare una donna così? Gli uomini, invece, sono uguali ad ogni latitudine. Ovvio che, l'ormai ex-marito, possa fermarsi e, perché no, non limitarsi alla cena. Probabilmente gli islandesi non fanno molto caso al tasso alcolico al volante, ma in ogni caso nessuno disdegna di evitare di mettersi alla guida in una fredda e piovosa notte invernale.

Auður Ava Ólafsdóttir, oltre a fare la scrittrice, é assistente universitario in Storia dell'arte e direttore del museo d'arte dell'università d'Islanda
Se fin qui la storia è credibile - compatibilmente al diverso atteggiamento culturale verso il sesso, la coppia e il matrimonio - nella realtà è difficile che, dopo essere state abbandonate dal marito, si vincano contemporaneamente uno chalet alla lotteria e una grossa somma al lotto. Ma è per questo che esiste la letteratura. La protagonista decide che si merita una bella vacanza, nonostante sia novembre e piova ininterrottamente da circa 40 giorni. Personalmente avrei scelto una meta esotica, ma come ho detto se si nasce in Islanda la meteorologia ha un'importanza secondaria. 

Inoltre la sua migliore amica, ragazza madre, incinta all'ottavo mese di due gemelle e costretta ad attendere la data del parto in ospedale, le affida il primogenito, un bimbo di quattro anni sordomuto. L'obiezione di non conoscere il linguaggio dei segni non impressiona la nordica gestante, che confida nell’intelligenza del figlio e nelle capacità linguiste dell’amica. Se conosce undici lingue, non avrà difficoltà a impararne un'altra. Il bambino inoltre è davvero molto intelligente e comunicativo. La strana coppia parte per il suo viaggio lungo la Nazionale Uno, strada il cui pregio è che, essendo circolare, è impossibile perdersi. Prima o poi si ritornerà sempre al punto di partenza.

Ho capito fin troppo bene la protagonista, che non avendo mai voluto avere figli, pensa: “Ora la felicità di un'altra persona dipende da me. È molto peggio che essere soli”

La realtà spesso si mischia ai ricordi seguendo associazioni d'idee, che aiutano a comprendere il passato della donna. Il viaggio è reale e metaforico insieme, una crescita che finisce con la trasformazione della crisalide in farfalla.

L'originalità del libro non si conclude con il racconto. Seguono infatti ben 47 ricette, raccontate più che descritte, che comprendono tutti i piatti che vengono citati nel romanzo. Alcune sono improponibili, come la gelatina di testa di pecora o la bistecca di balena, ma altre sono assolutamente da provare. Ad esempio il miglior dessert da campeggio: prendere una banana, incidere longitudinalmente la buccia e inserire quattro o cinque quadretti di cioccolato fondente. Avvolgere in carta stagnola e lasciare qualche minuto nella brace del barbecue in fase di raffreddamento. 

Per mangiarla basta raccogliere la polpa direttamente dalla buccia con un cucchiaino. Utilissimo il suggerimento per accompagnarla, eventualmente, con panna montata: mettere la panna liquida in un contenitore con tappo o coperchio (ad esempio una bottiglietta da bibita da mezzo litro vuota) e agitarlo, eventualmente scambiandolo con altri presenti, finchè la panna sarà montata. L'autrice consiglia di berci sopra del Calvados, considerandolo evidentemente una dotazione standard di ogni campeggiatore, avvertendo altresì di evitare il rum Captain Morgan se non si è bevitori di gran fama. Per quelli come me non islandesi e praticamente astemi non c'è speranza. 

Molto divertenti sono i suggerimenti dati dalla protagonista del romanzo per abbinare una musica alla ricetta che si sta cucinando. Per noi italiani, visti gli ingredienti, i suggerimenti musicali utilizzabili sono pochi, ma qualcuno si può provare: per il pollo al limone con le olive è indicato Sahra di Khaled , mentre per ossobuco e baccalà alla livornese viene suggerito Gianmaria Testa. Per i vegetariani come me restano la minestra di zucca con colonna sonora di Pinetop Perkins o le pannocchie di mais grigliate al ritmo di Ruben Gonzales .

La cucina non è l'unico argomento trattato nella postfazione. Si trovano anche le indicazioni per realizzare a maglia di calzine per neonato. Nel romanzo vengono realizzate dal bambino di quattro anni per le sorelline in arrivo, quindi NON PUO' ESSERE TROPPO DIFFICILE. 

A cura di Claudia Peduzzi


La donna è un'isola di Auður Ava Ólafsdóttir, Einaudi, 261 pagg, 18 euro


VOTO: 10\10





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