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15 luglio 2013

TANTI MODI DI FUGGIRE DA UNA CITTA' DI STEFANO CASACCA


Chi vive e lavora in una grande città è assorbito quotidianamente da abitudini non semplici da gestire, i rumori assordanti del traffico, la frenesia della folla metropolitana al mattino, gli odori a dir poco sgradevoli, l'aria malsana per l'inquinamento ad alti livelli, la pulizia delle strade spesso scarsa, le urla del tuo vicino di casa che litiga con la moglie, potrei continuare. C'è poi inoltre un disturbo più sottile, più subdolo, che deriva dai ritmi ordinari di lavoro e dalla regolarità con cui sono scandite le giornate: sveglia presto, lavoro, pranzo, lavoro, cena, letto.

Posso assicurare i miei lettori che non sto blaterando, ma vi dico questo perché la casa editrice Gorilla Sapiens ha mandato alla nostra redazione una copia omaggio di “Tanti modi di fuggire da una città” di Stefano Casacca ed io mi sono presa l'incarico di leggerlo partendo da un territorio comune tra me e l'autore, ovvero la vita cittadina che ho presupposto dal titolo ci coinvolga entrambi.

Vi anticipo, non ho raccolto informazioni sull'autore e neppure sul libro stesso prima di riceverlo da Clara, così appena lo apro ho una sorpresa: non un romanzo ma una serie di racconti. Sul momento ho una reazione contrariata, i racconti sono più difficili da strutturare rispetto ad un romanzo, al contrario di quello che si potrebbe pensare, la maggior parte delle volte non esiste un collante che unisca i racconti pubblicati in un unico volume. Come lettrice, mi dà fastidio, disturba la continuità della mia lettura. Poco male, è sufficiente concentrarsi su altri libri, ma in questo caso la lettura si è trasformata in una sfida, e l'ho accettata.

E devo dire di avere decisamente vinto: non solo ho trovato il filo conduttore che lega tutti i racconti, non è stato neppure difficile leggerli. Un personaggio è ricorrente, Liber, ma in veste diversa, dall'aggettivo latino “libero, indipendente”, al nome comune di cosa “libro”, al dio italico identificato con Bacco e per estensione al vino stesso, infine al sostantivo latino “figli”. E Liber non  è proprio un nome scelto a caso. All'inizio è un uccello, poi un assassino, un vecchio, un mendicante, un bambino, un uomo, tanti uomini, ma nessuno di loro è mai veramente libero, nessuno raggiunge davvero la libertà. 

Il Liber di A piedi nudi dice: “Camminare a piedi nudi per questa città vuol dire ferirsi. Tagli dappertutto. Sporcizia. Ahi! Una radice sotto il tallone”, tagli che vanno oltre la superficie della pelle, sono ferite che la città infligge all'anima con i suoi ritmi, il suo grigiore, la sua quotidianità.

Eppure in qualche tratto si intravede della speranza, una donna che butta in modo isterico dalla finestra le sue schede classificatorie della realtà collezionate in una vita, una partita a scacchi dove un pedone prende il posto del re cambiando le regole, un nuovo viaggio che sancisce il ritrovarsi di un padre con suo figlio, ma sono pochi attimi sui quali in fondo non è concentrata l'attenzione dei racconti. I personaggi provano ad emergere ma in realtà non riescono, sono gli anelli deboli della catena che restano ancorati ai loro malesseri scorgendo ogni tanto la luce in lontananza.

A libro terminato ho letto un'intervista fatta all'autore dove sostiene di avere scritto questi racconti in tempi separati senza l'idea di unirli l'uno con l'altro, ma di avere realizzato dopo che i temi per lui importanti si sono ripetuti in momenti diversi rivelandosi il naturale collante dei racconti. Ottimo lavoro direi.

A cura di Cristina Monteleone


Tanti modi di fuggire da una città di Stefano Casacca, ed. Gorilla Sapiens, 272 pagg, 14 euro

Il libro ci é stato inviato dalla casa editrice, visitate il sito di Gorilla Sapiens







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