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31 luglio 2013

OGGI LA PAUSA PRANZO LA OFFRE RB


PAUSA PRANZO

Solo. Oggi tra ferie, trasferte e malattie, in ufficio siamo solo in tre ed a mangiare al centro commerciale qua sotto resto solo io, dato che casa mia è a sessanta chilometri da qui. 

Non mi andava di chiudermi in un posto squallido a mangiare, così ho preso qualcosa da portar via e me ne sono venuto al parco di fronte l'ufficio. Fa caldo, molto rispetto ai giorni scorsi, poco per essere ormai estate. Quest'estate proprio non voleva venire, ma francamente non è che l'aspettassi con impazienza: a me piace l'inverno, il freddo, il camino acceso...

Mi siedo su una panchina al Sole, metto gli occhiali scuri e comincio a piluccare qualcosa e noto che le lucertole qui sono molto più audaci che dalle mie parti: in campagna fuggono se ti vedono a venti metri, qui addirittura mi vengono in mezzo ai piedi, magari sperando di trovare qualcosa da mangiare. 

Il Sole picchia un po': forse avrei dovuto portare il cappello, ma in fondo quasi mi stordisce e la sensazione è piacevole, anche se probabilmente stasera ne pagherò le conseguenze.

Il parco gira intorno ad un complesso scolastico, deserto per le vacanze estive ed a parte me a quest'ora c'è solo qualche jogger temerario, molto temerario. Ancora mezz'ora, prima del rientro in ufficio. Faccio due passi. Mi incammino in direzione opposta al cento commerciale, sperando che oltre che fisicamente riesca ad allontanarmi anche mentalmente, ed a poco a poco il rumore della leggera brezza è sostituito da quello delle macchine: il sentiero si avvicina sempre più alla strada. Fortunatamente ho le cuffie con me e sufficiente banda sul telefonino per ascoltare un po' di musica da Youtube. 

Ora sono anche isolato acusticamente e posso godermi meglio il parco. Ci sono vari alberi sparsi che non so identificare. Di alberi non ho mai capito niente, ma di certo riconosco il muschio che li ricopre, nato in inverno, quando il freddo gli promette un clima adatto, ma poi lascia il posto al caldo micidiale. Dall'altra parte della strada ci sono solo pini marittimi, questo è sicuro. Quanti ne ho visti e quanti ho provato a scalarne da bambino, senza mai capire come si fa! 

Camminando per il sentiero noto che qualcuno vi ha disegnato sopra diversi schemi per giocare a campana, con delle caselle minuscole: un mio piede ne prende non meno di quattro. Credo di essere di fronte una scuola materna, viste anche le giostre. Non mi è mai piaciuto giocare a campana. È bello che un bambino possa inventare un gioco solo con un gessetto, ma quelli come me, cresciuti a videogames, pensano ad un gioco del genere solo se stanno morendo di noia.

Si pensano cose strane, quando si è soli, forse per questo molti non voglio restarci. Forse è per questo che vorrei tanto che da un momento all'altro arrivi lei, che passa di qui per caso, e mi accompagni per il viaggio di ritorno verso quel grigiume di ferro e cemento che mi aspetta per il resto della giornata.

No, la verità è un'altra. Io non ho mai temuto di restare solo: non solo ne sono perfettamente in grado, ma ogni tanto mi piace, anzi ne ho bisogno. È che lei mi manca. Tornerei ad occuparmi di quegli stramaledetti documenti felice, se solo lei fosse qui fare quattro passi con me, scambiare due parole, magari una carezza. 

Eccolo là, il mio ufficio! Da quaggiù vedo la finestra della mia scrivania e penso che no, oggi proprio non ci torno, me ne vado: oggi è proprio una di quelle giornate in cui voglio restare solo... o con la sola compagnia che non mi farebbe mai rimpiangere la solitudine. 

Eppure non sono capace di starle vicino. Lei è come uno di quei cerbiatti che si incontrano nei parchi, quelli veri. Quegli animali selvatici abituati a vedere qualche uomo di tanto in tanto e che si avvicinano un po', poi un altro po', poi un altro po', ma, se fai un passo verso di loro fuggono via e devi ricominciare tutto da capo. L'ultima volta che mi sono avvicinato troppo è stato neanche due settimane fa e da allora nessun riavvicinamento. Quanto vorrei trovare un modo di non farla scappare, di tranquillizzarla, di farle capire che non deve avere paura: voglio solo starle accanto, niente di più. 

Lo odio questo parco! Quando in primavera vengono a tagliare l'erba, per settimane pollini e graminacee dalla finestra invadono la mia stanza, facendomi battere il record mondiale di stranuti consecutivi. Eppure, non ho potuto fare a meno di venirci oggi, come non potrò fare a meno di tornare a lavoro, come sempre. Non credo nel destino, non ci ho mai creduto: la mia vita decide per me solo una piccola parte di ciò che sono e faccio, ma proprio perché sono come sono, non scapperò e mi incamminerò verso l'ennesima giornata di lavoro.

E proprio perché sono come sono, presto la chiamerò, le chiederò di nuovo di uscire ed anche questa volta non mi risponderà, scappando via per altri giorni, settimane, forse mesi, finché, probabilmente, un giorno non tornerà più. Perché è la mia natura: non posso volerle bene senza dirglielo...  e resterò solo, perché è la mia natura.

La brezza aumenta, mi rinfresca, allevia il caldo che cominciava ad essere opprimente. Forse è la sensazione di leggerezza che provo ogni volta che prendo consapevolezza di qualcosa che, anche se non gradevole, è ineluttabile, la serenità di chi sa che è così e basta, senza un vero perché.


Forse è solo che ho paura, ma non quando sono solo.

A cura di Diego Rosato

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