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8 luglio 2013

La Cina e le sue contraddizioni

Nella provincia di Sichuan, precisamente a Chengdu, é stato inaugurato il  New Century Global Center con una superficie di più di 6 milioni di metri quadrati.
Sarà che siamo circondati da ogni genere di oggetti e articoli provenienti dalla Cina, sarà che la cultura cinese per certi versi la capisco a fatica, sarà che mi sono arrivati degli input in questi giorni come la notizia che ho letto sul giornale della nascita a Chengdu di una struttura enorme (per capirci, tre volte il Pentagono) che riproduce artificialmente 24 ore al giorno la luce del sole con tanto di spiaggia sabbiosa ed una piscina di acqua salata, ma continuo ad essere perplessa sul messaggio che arriva a noi sulla mentalità e le abitudini del popolo cinese. 

Probabilmente è per questo che la signora Ming mi ha affascinato, lei così riflessiva, modesta, generosa e disponibile, all’opposto delle idee più assurde o, come la si voglia interpretare, dei segni di una socialità fuori dalla norma che sembrano filtrare dalle informazioni passateci dai mass media.

La signora Ming è un personaggio contrastante per quelli che sono gli stereotipi sulla Cina che oggi siamo abituati a considerare tali, ed il suo modo di pensare arricchito dalle massime di Confucio insieme all'umiltà e alla dedizione per il suo lavoro sono molto lontani dalla potenza economica rappresentata dal commercio cinese.

Nel bagno degli uomini del Grand Hotel di Yunhai, dove la signora Ming è assunta come addetta alle pulizie, vede passare ogni giorno numerose persone, ma non riserva lo stesso trattamento a tutti, e con la scusa di una fotografia caduta a terra sceglie un imprenditore francese come suo interlocutore, che capita spesso in quell'albergo per incontrare clienti e concludere trattative d'affari.

Un uomo concreto, mosso dal senso pratico del guadagno, senza legami emotivi che viaggia per il mondo con il solo fine di accumulare soldi, che contrasta decisamente con la riflessività e l'umiltà della signora Ming, ma i due si incrociano per caso nel bagno del Grand Hotel per poi iniziare a vedersi spesso e parlare dei famigerati dieci figli della signora Ming. 

Perchè famigerati, perchè non è chiaro se questi figli della signora Ming esistano veramente ed il dubbio resta sia nel lettore che nel suo compagno di chiacchere, da una parte per la legge cinese sul controllo delle nascite che vieta più di un figlio a coppia, dall'altra per la fervida immaginazione di una madre che racconta nei minimi particolari la vita dei figli con un trasporto emotivo tale da sembrare reale.

Eppure c'è qualcosa nell'atteggiamento della signora Ming che stona, e non sono le storie dei figli che racconta ad essere fallaci, che al contrario sono perfette, ma è un sottile presentimento ad insinuarsi nelle sue parole a mettere sullo stesso piano verità e menzogna che impedisce di capire quale delle due possa prevalere sull'altra. 

La verità ha il suo risvolto negativo nella possibile crudeltà dei fatti che delinea, mentre la menzogna ha il potere di farti stare meglio rielaborando un racconto attraverso un'illusione più o meno esplicita. Poco importa in fondo, la vita della signora Ming è serena, non fa differenza ammetterlo per lei, “la verità mi ha sempre fatto rimpiangere l'incertezza” sono le parole di Confucio che l'accompagnano, e che risvegliano anche i sentimenti dell'intransigente uomo d'affari capitato a Yunhai. Non ha senso alimentare la voce della coscienza quando non si incorre in alcun pericolo per sé e per gli altri, è preferibile lasciare le cose come stanno nell'incertezza, che produce una conseguente tranquillità emotiva.

Che sia giusto, che sia sbagliato, non mi è lecito dirlo, ma credo che qualche ragione la signora Ming l'abbia davvero.


A cura di Cristina Monteleone


I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto di Eric-Emmanuel Schmitt, Edizioni E/O, 128 pag, 12 euro, 7,99 euro in formato Kindle




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