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29 aprile 2013

I demoni di mezzanotte di Romina Principato



Sono sempre più convinta che siano i libri a scegliere me e non viceversa. Non riesco a spiegare altrimenti la forza che la scorsa domenica mi ha spinto verso quel “compra ora con un click” pur avendo quattro libri in corso di lettura e un'altra ventina in lista d'attesa. 

Inoltre il riferimento ai demoni nel titolo non m'ispirava molto e l'unico feedback positivo era il suggerimento, trovato in una newsletter, di dare un'occhiata al link di una giovane autrice milanese, che fatica a promuovere il suo libro. L'editoria italiana ha dei seri problemi. 

Cinquecento pagine potranno sembrare tante, ma la lettura del primo capitolo è stata sufficiente per intuire che mi ero imbattuta nel miglior romanzo storico sulle streghe che avessi mai letto. 

Premetto che il romanzo storico è il mio genere preferito ed essendo particolarmente interessata ai personaggi femminili di donne che fanno la fisica ho una discreta esperienza.  Ho bruciato le cinquecento pagine in poco più di un pomeriggio (seppur spalmato su tre sere per motivi di lavoro) e ho sentito il bisogno di scoprire qualche cosa di più su questa autrice, non riuscendo davvero a capire come possa avere difficoltà a promuovere un romanzo, che è decisamente superiore - solo per fare un esempio - al Il labirinto delle streghe della ben più blasonata Jeanne Kalogridis.

Romina Principato, classe 1985, è nata in Argentina, ma la sua famiglia è rientrata in Italia, paese di origine del padre, quando aveva solo cinque anni. I demoni di mezzanotte è il suo secondo romanzo, ma anche il primo in cui si cimenta con un genere diverso dal fantasy, che afferma esserle più congeniale. In una intervista ha rivelato di aver affrontato la sfida del romanzo storico solo per  scommessa. Per quanto mi riguarda, l'ha abbondantemente vinta.

La ricostruzione storica è molto accurata e beneficia del carattere puntiglioso e ipercritico che l'autrice dichiara di possedere. La stessa, sempre in una intervista, si scusa addirittura per non aver visitato personalmente i luoghi in cui è ambientata la vicenda, per la cui descrizione si è affidata esclusivamente a ricerche bibliografiche. Personalmente ho invece molto apprezzato questa elaborazione scenografica, che è reale, ma allo stesso tempo non condiziona il lettore. 

Ammetto che per me, che vivo in una località di montagna dell'alto Piemonte, non è stato difficile immaginare i luoghi, anche se la storia si svolge in realtà nei dintorni di Cemmo, un piccolo paese che all'epoca dei fatti ricadeva nella diocesi di Brescia. L'autrice afferma di aver scelto questa zona, perchè ha il triste primato del  maggior numero di roghi accesi nel periodo d'oro dell'Inquisizione.

La figura dell'Inquisitore è tratteggiata magistralmente in tutta la sua crudeltà e sadismo, in contrapposizione a quella di frate Orazio, il parroco del paese, che quell'Inquisitore è stato costretto a chiamare “per dovere”, pur sapendo che il suo arrivo non avrebbe portato nulla di buono. La fede di frate Orazio viene messa duramente alla prova al punto che, dopo aver assistito agli interrogatori dell'Inquisitore, non si sentiva più lo stesso uomo che alcune settimane prima ogni giorno pregava e sapeva esattamente quali erano i suoi principi. Ora non sapeva più nulla, perchè la Chiesa gli aveva mostrato la sua parte più orribile e la fede era crollata nel baratro dell'incertezza.

Ogni volta che leggo dell'Inquisizione, proprio come frate Orazio, mi chiedo come degli uomini  “istruiti”  abbiano potuto uccidere così tanti innocenti. A sostegno della mia tesi iniziale, ossia che sia stato il libro a scegliermi e non viceversa, proprio il giorno dopo averlo comprato e iniziato, aprendo l'inserto La lettura del Corriere della Sera, ho trovato un articolo intitolato La stregoneria dei moderni: dietro i casi di violenza in Africa e Nuova Guinea il disagio dei nativi di fronte alle conseguenze della globalizzazione. Recenti studi antropologici hanno evidenziato che la diffusione di malattie come l'Aids, la povertà e la conseguente emarginazione sociale comportano, in molte parti del così detto Terzo Mondo, una ripresa del linguaggio della stregoneria come ricerca dei colpevoli

In realtà solo noi occidentali identifichiamo oggi il termine “stregoneria” con “eresia”, mentre per le popolazioni tribali comprende tutto ciò che non è spiegabile e controllabile da parte dell'uomo. Come sempre le donne diventano i capri espiatori dell'insicurezza maschile. La violenza nei confronti del genere femminile non finirà mai e non solo in nuova Guinea. 

Tornando al romanzo, oltre all'ottima ricostruzione storica e alla trama intrigante e scorrevole, grammatica, sintassi e punteggiatura sono impeccabili e, a differenza della maggior parte della produzione letteraria di giovani autori, il testo è stato chiaramente sottoposto ad un editing accurato.   Essere perfezionisti non è mai un difetto.

A cura di Claudia Peduzzi


I DEMONI DI MEZZANOTTE di Romina Principato, pubblicato in self publishing su Amazon, 551 pagg, in formato e-book a 0.97 euro

Voto 10/10








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