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15 aprile 2013

CARTA STRACCIA DI JACOB ARJOUNI

Jakob Arjouni (Francoforte, 1964-2013) é considerato l'inventore dell'etno thriller

Aiutata dal fidato amico google ho scoperto che Jakob Arjouni è stato definito come l'inventore del genere letterario chiamato “etno-thriller” o “etno-noir”, etichetta che a mio avviso non rende pienamente l'idea del contenuto di “Carta straccia”, per quanto capisco che il termine sia stato  coniato per semplificare l'appartenenza ad uno stile.


Ci troviamo davanti a diverse sfaccettature ed una indubbiamente richiama il thriller, grazie al crescere della tensione che si respira mentre il detective Kayankaya approfondisce le sue indagini e si avvicina al punto focale che scioglierà l'intera vicenda. Siamo calati però anche nel mezzo di un giallo, dove il fidanzato allarmato per la scomparsa della sua donna si rivolge ad un detective privato con lo scopo di ritrovarla, senza raccontare tutta la verità per nascondere una cupa storia parallela, e qui si delineano invece i tratti del noir, dove tinte fosche e desolanti aleggiano sugli ambienti descritti e sui personaggi che li abitano abbondando in violenza ed in pericolosi quartieri consumati dalla prostituzione. 

Per finire, un conflitto razzista fa da sfondo alla storia, infatti Sri Dao, la ragazza rapita, è di origine tailandese, e come lei altre persone scappate dal proprio paese si trovano nella misera condizione di acquistare dei documenti falsi per non essere espatriati dalla Germania raggiunta a fatica.

L'accento si concentra sul protagonista Kayankaya, disorganizzato, non convenzionale, dipendente da alcool e sigarette. Non cura la forma con i suoi scarsi clienti, il suo ufficio è sporco, i mobili vecchi, la moquette rovinata e le lattine di birra vuote occupano qualsiasi superficie disponibile. Eppure Kayankaya è dotato di un formidabile intuito che lo conduce sulla pista giusta alla scoperta dei retroscena che quella storia poco chiara raccontatagli dal suo cliente tenta di non svelare per paura. 

Ma le sue indagini non di fermano al ritrovamento di Sri Dao, che diventa solo la punta dell'iceberg, la realtà che tassello dopo tassello compone il definitivo puzzle comprende corruzione di funzionari pubblici, razzismo, profughi politici ed immigrati clandestini ricattati a sborsare somme enormi per avere in cambio un pezzo di “carta straccia”, ovvero un documento falso, per non tornare al proprio paese e vivere una condizione peggiore di quella attuale, ricchi che accrescono il loro patrimonio sulle spalle dei poveri, squallidi sobborghi dove l'economia si basa sulla prostituzione.

Durante la ricerca delle informazioni sull'autore sono venuta a conoscenza della sua recente e precoce scomparsa il 17 gennaio 2013 per un cancro al pancreas, perciò la mia lettura si è conclusa con un po' di amarezza, Kayankaya è però un personaggio davvero brillante nelle sue intrinseche contraddizioni e sono certa che non sarà dimenticato presto.

A cura di Cristina Monteleone


Carta straccia di Jakob Arjouni, Marcos Y Marcos, 239 pagg, 10 euro


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