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19 marzo 2013

MOSTRA INTERNAZIONALE LIBRI ANTICHI E DI PREGIO, MILANO 15-17 MARZO 2013

La mostra internazionale dei Libri antichi e di pregio
 si é svolta a Milano lo scorso weekend
Piove e fa freddo a Milano. Una poltiglia gelida scende dal grigio del cielo e bagna la folla di impermeabili e ombrelli che si ammassa tra i tavolini di un bar e i portici in galleria.

E' una domenica di metà marzo, ma potrebbe essere qualsiasi giorno tra il nulla e l'ovunque. Domenica a piedi, c'è il blocco del traffico, e i musei aprono i battenti gratis. La Mostra Internazionale Libri Antichi e di Prestigio, è gratuita in partenza. La ragione principale, forse, è che non si tratta solo di una mostra, ma di un luogo d'incontro per appassionati e collezionisti, che qui, sotto gli occhi anche dei più sprovveduti e squattrinati visitatori, trattano pezzi e concludono compravendite. 

La cornice suggestiva del nobile Palazzo dei Giureconsulti ospita l'evento su tre piani, dove gli spazi sono organizzati come tanti piccoli tabernacoli delle meraviglie: ogni allestitore ha a disposizione il suo metro quadro abbondante di spazio e una vetrinetta. E il gioco è fatto. Tra uno stand e l'altro si offrono agli occhi ingordi degli osservatori cinquecento anni di editoria: libri che non sono più solo libri, ma storie, la Storia.  

Prima edizione di Zang Tumb Tumb di Marinetti,
più lettera autografa di Dino Buzzati
Non c'è una scansione precisa. Ciascun espositore offre ciò che vuole e ciò che può: scartabellando senza metodo ho trovato uno schizzo di Goya a 700 euro e uno di Sisley a poco meno, ben due volumi della preziosa prima edizione dei Canti Orfici campaniani (un altro, ad un prezzo che non oso riportare, lo incontrai anni fa in una libreria antiquaria di Roma, di fronte a Palazzo Montecitorio), serigrafie autografate di Andy Warhol, prime edizioni de L'Orlando furioso e La Gerusalemme liberata, oltre a rare e preziose incisioni di scuola giapponese, alcune risalenti al 1500.

Notevole una copia dei Promessi sposi datata 1825, ben due anni prima della famigerata Ventisettana, indicata da professori e antologie come la prima edizione; il cortocircuito temporale costituisce la nobiltà dell'edizione e il suo valore economico: il romanzo di Manzoni in una fase dimenticata dalla Storia, quando già non si chiamava più Fermo e Lucia ma era ancora troppo intriso di lombardismi e imperfezioni formali per essere considerato definitivo.

Magie e gratificazioni della bibliofilia: la scienza inesatta che tratta di libri ormai non più dotati di significato, ma significanti a loro volta, oggetti preziosi in quanto tali, gioielli, che nel tempo si sono ricollocati sul mercato e rivalutati come prodotti pregiati in un settore di nicchia. Arte e merce si confondono, in un alternarsi di investimenti e passioni che solo per sublime signorilità possiamo provare a non definire mestiere: la collocazione, la valutazione, la perizia, la valorizzazione sono solo alcune delle capacità richieste ai particolari mercanti che si occupano di libro antico. 

Lettera autografa di Gabrele d'Annunzio
E ciò che ho visto in questo breve ma intenso percorso è un ammontare di beni e ricchezze terrene che solo pochi fortunati possono permettersi: da qualche pezzo da cento si arriva alla svelta fino a decine di migliaia di euro per autografi e volumi unici, una Bibbia in arabo e un trattato di geografia del seicento. 

Ovviamente, nemmeno la degustazione dei volumi in mostra è per tutti. Il labirinto di dorsi di copertina rinsecchiti e papillon svolazzanti della Milano bene non è certo un dedalo in cui è facile districarsi. E' possibile dare un senso alla visita sforzandosi di costruire una propria trama mentale, una geografia personale dove piazzare questo e quel libro, questa e quella copertina, e provare a vedere: ciò che si sa e ciò che si ignora, ciò che l'editoria industriale ha salvato (molto, devo dire ad un'occhiata superficiale) e ciò che invece è andato perduto per sempre.

In una certa misura è confortante che il valore del libro si sia col tempo affrancato dalla sua veste editoriale: il contenuto si è salvato, mentre la forma preziosa del suo involucro ha trovato nuova vita e motivo di interesse nel bazar parallelo del Libro di Prestigio, che comunque sarebbe volgare e inesatto liquidare come puro e semplice imballo culturale. No, tutt'altro, è un errore da non commettere. 

Mostre come questa fanno capire quanto sia fondamentale la codicologia: il libro dice di sé anche attraverso la sua forma materiale, l'hic et nunc attraverso cui si è manifestato nel corso dei secoli, e soprattutto le combinazioni a volte volute a volte fortuite che hanno permesso la trasmissione del sapere da una generazione all'altra, fino ai giorni nostri. 

Il patrimonio che ne viene è appannaggio di pochi, ma la sua conservazione e promozione è in realtà un servizio reso a tutti, un modo per affrontare, anche solo a livello divulgativo, l'aspetto ingiustamente più sottovalutato della comunicazione culturale degli ultimi secoli. E ad ogni modo trovarsi di fronte una lettera di Francis Bacon o una nota di Dino Buzzati o ancora le glosse di un antico studioso su un tomo di anatomia è sempre un'emozione difficile da raccontare. Come trovarsi di fronte il proprio mito. Capire che è un uomo, che è normale, un pezzo di carta, eppure straordinario. 

A cura di Ariberto Terragni, visitate il suo Quaderno Sepolto 

Per maggiori informazioni visitate il sito dell'Associazione Italiana Librari Antiquari.





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