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24 ottobre 2012

SUITE FRANCESE



Ho scoperto la Némirovsky grazie a un libro. Ovvio, direte voi, è una scrittrice. In realtà quando ho letto nelle preview su Amazon l'incipit di The life of Irène Némirovsky di Olivier Philipponnat non avevo idea che si trattasse di una biografia e non di un semplice romanzo. 

Il libro di Philipponnat è ancora in lista d'attesa nella mia wishlist, ma nel frattempo mi sono procurata Suite Francese della Némirovsky stessa, colmando in parte le mie lacune letterarie. Se anche voi siete tra coloro che non la conoscono vi consiglio caldamente di correre ai ripari, ma vi avverto: ho una notizia buona e una cattiva.

La buona è che si tratta di un'ottima scrittrice, particolarmente arguta e sagace, molto moderna ed attuale, la cattiva - nel caso optiate come me per Suite Francese - è che delle cinque parti previste … ne esistono solo due! 

Le origini ebraiche, nonostante fosse cresciuta in Francia e si fosse anche convertita al cattolicesimo, le furono fatali. In quanto di età inferiore ai 45 anni, nel luglio del 1942 venne arrestata e deportata ad Auschwitz, dove l'asma, che l'affliggeva sin da bambina, la condusse in meno di un mese alla camera a gas. Il marito stava ancora bussando a tutte le porte possibili ed immaginabili (dopo tutto all'epoca la Némirovsky era scrittrice di discreta fama) per sapere dove fosse finita la moglie, che già era ormai troppo tardi. Il poverino non seppe mai la verità, anche se probabilmente la immaginò, nel momento in cui la sua insistenza lo portò a fare la stessa fine. Si salvarono solo le due figlie, grazie alla prontezza di riflessi di un'amica di famiglia. 

L'interesse di Suite Francese è documentario. Tutto ciò che fin'ora ho letto, visto o sentito, sul periodo della Seconda Guerra Mondiale è sempre “contaminato” dalle conoscenze post conflitto. 

La Némirovsky scrive della guerra DURANTE la guerra e non ha avuto modo di modificare DOPO le sue impressioni. Le sue osservazioni non riguardano tanto il nemico, quanto il comportamento dei francesi stessi durante l'occupazione. La guerra è guerra e ognuno svolge il ruolo che gli compete. Nei confronti del tedesco invasore è, ai nostri occhi (e probabilmente alla fine anche ai suoi), fin troppo indulgente. Nella seconda parte, intitolata Dolce e incentrata sull'occupazione di un paesino del Midì, viene evidenziato il lato umano dei soldati, che fanno ciò che devono, ma il cui più vivo desiderio è tornare a casa dalle proprie famiglie. 

Molto meno tenera è la descrizione della reazione degli “occupati” nel momento dell'invasione. “Gli eventi gravi, fasti o nefasti che siano, non cambiano la natura di un uomo, ma permettono di definirla meglio” Nelle note che accompagnano il manoscritto originale (miracolosamente salvatosi insieme alle bambine) la Némirovsky appunta che le scene meritevoli di passare alla posterità, non sono gli attentati o le fucilazioni degli ostaggi, ma l'indifferenza della gente  La prima parte, intitolata Tempete o Temporale, è una serie di episodi che descrivono la fuga da Parigi di una miscellanea di personaggi dell'alta e media borghesia. Sembra impossibile che, nel momento del pericolo, l'istinto spinga gli esseri umani verso i comportamenti più esecrabili (mors tua vita mea) invece di stimolare la piètas o la solidarietà. 

Nel romanzo compaiono molti personaggi il cui destino rimane sospeso per sempre, mentre per altri le note tracciano uno sviluppo narrativo di massima, che l'autrice si riservava di modificare a seconda dell'andamento del conflitto. Purtroppo, per quanto riguarda lei, la guerra è finita nel peggiore dei modi.

A cura di Claudia Peduzzi


Suite Francese di Irene Nemirovsky, Adelphi, 415 pagg, 20.00 euro, in brossura a 14.00 euro, in formato e-book a 6.99 euro

Voto: 10/10





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