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10 settembre 2012

PASSIONE BIOGRAFIA



La passione per le biografie nasce de quell’istinto insaziabile che ci spinge a sapere tutto su una determinata persona. Confine estremamente sottile e labile nel quale una vita privata diventa merce di studio e di scambio.

Posso affermare che ho una certa ossessione per le biografie che come scatole cinesi non solo collegano tra di loro persone, fatti, eventi ma rispondono al mio incontenibile desiderio di saperne sempre di più.

Credete sia davvero possibile sapere o conoscere tutto di una persona? Onestamente credo di no anche se raggiungere o solo sforare l’infinito della condizione umana mi affascina e non poco.

Per esempio credo di aver trascorso i primi momenti di questo lunedì a saperne di più su Peter Fonda e poi di tutta la sua dinastia. Ad ogni modo se c’è qualcuno in grado di solleticare la mia voglia di approfondimento è Tom Coraghessan Boyle. 

Tre anni fa per I narratori di Feltrinelli arrivava in tutte le nostre librerie Le donne biografia romanzata di Frank Lloyd Wright raccontata attraverso gli incontri o scontri con le donne che accompagnarono la sua esistenza.

Adesso, o per meglio dire da qualche mese, Boyle si ripresenta in libreria con Il ragazzo selvaggio, la storia di Victor dell’Aveyron, il bambino ritrovato in Francia da alcuni cacciatori in una sera d’autunno del 1797.

All’indomani della Rivoluzione Francese il piccolo Victor è il simbolo di quello spirito indomabile, di quella voglia di libertà che aveva concesso all’uomo di dare il peggio di sé in nome di ben più alti valori. Victor abbandonato o smarrito dai genitori quando era poco più che un fagotto in fasce di questi fatti, come di tutto il resto del mondo ignora, persino, l’esistenza. La sua vita è stata una lotta per la sopravvivenza, un adeguarsi alla foresta e agli animali che hanno fatto parte della sua vita fino al momento in cui viene ricondotto alla  “civiltà”.

Da un orfanatrofio a fenomeno da baraccone, viene poi preso in custodia da una famiglia non in grado di gestire un bambino che non era in grado nemmeno di comunicare. Di lui e della sua incredibile storia si prenderà cura il dottor Itard che tuttavia non riuscirà mai a farlo parlare.

Il linguaggio infatti può essere appreso solo in tenera età, ascoltando e imprimendo nella mente la voce e le parole della madre o delle persone che ci sono intorno.

A Victor questo fu precluso per sempre così come la possibilità di ritornare al sua ambiente naturale. Una sfida per il secolo dei Lumi e per il concetto di civiltà i grado di corrompere quanto di più buono e genuino c’è nell’animo umano.

Prendiamo spunto per leggere ai nostri piccoli e per riguarda il capolavoro di Truffaut.

A cura di Clara Raimondi


Il ragazzo selvaggio di T.C. Boyle, Feltrinelli, 111 pagg, 12.00 euro 


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