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23 luglio 2012

“Se esiste un'antimafia, esisterà pure una mafia”



Ho scelto il Commissario Boris Giuliano. Non potevo inserire una foto che li comprendesse tutti ed una volta tanto ho preferito non disturbare i giudici Falcone e Borsellino, sulla cui morte troppe persone (soprattutto politici smemorati ed ipocriti) speculano. Mi serviva qualcuno che rappresentasse l'Antimafia ed ho scelto il commissario Giuliano, con la pistola in pugno perché meglio di tante altre figure mi dà l'idea di un soldato in guerra.


E perdonatemi se per il titolo ho scelto di citare Luciano Leggio (detto Liggio): non lo sto proponendo come modello, a differenza di certi Senatori della Repubblica.

In questo volume, alla cui presentazione ho assistito al festival Culture Pop 2012, Vincenzo Ceruso traccia una storia dell'Antimafia nel senso più ampio del termine di uomini che lottano con la Mafia. Non si tratta infatti di un'agiografia dei servitori dello stato o del pool antimafia, ma delle vicende di uomini che, da Notarbartolo in poi, si sono scontrati per senso del dovere o per semplice onestà con l'associazione a delinquere sedicente ispirata ai Beati Paoli. L'autore affianca alla storia dei più famosi Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa e Peppino Impastato, altri protagonisti alle lotte per la democrazia e la legalità in Sicilia, come Pippo Fava, Salvatore Carnevale, Giuseppe Russo, Danilo Dolci, Libero Grassi e tanti altri. Ovviamente non è possibile di parlare di un “anti-” senza parlare di ciò cui si oppone, quindi il testo, senza alcuna pretesa di completezza, racconta anche delle vicende più oscure che hanno infangato la Sicilia negli ultimi secoli.

È chiaro come l'autore, siciliano ed ex allievo di Don Puglisi, senta particolarmente suo l'argomento e, se da un lato si sofferma a leggittimare l'onore di una terra che non è solo Mafia, ma spesso anche Antimafia, non fa sconti a quei suoi conterranei che gettano discredito sula Sicilia e l'Italia.

Ceruso descrive gli intrecci tra Mafia e affari, politica e Chiesa, non dimenticando i cittadini, quelli delle associazioni, come Addiopizzo, ma anche quelli che sono vittime.

Lo stile è prettamente giornalistico (c'è ad esempio un uso frequente del “chi scrive”, tipico del testo giornalistico), un po' cronca, un po' editoriale di denuncia, un po' necrologio, purtroppo. La scrittura è fluida, resa un po' più ricercata da qualche paragone letterario ed un po' più popolare da quelli cinematografici.

Completano l'opera un indice analitico, alcuni documenti (perlopiù lettere aperte) ed una ricchissima bibliografia.

A cura di Diego Rosato


Uomini contro la mafia di Vincenzo Ceruso, Newton-Compton, 304 pagg, 6,90 euro

Voto 8,5/10

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