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20 luglio 2012

LA TEORIA DEL SONNO


Dovrò chiarire i miei rapporti con il sonno prima o poi. La questione è semplice: di giorno si va in giro, di notte si dorme. Non ci vuole molto. A me di giorno viene sonno. Starei lì, a sonnecchiare. Poi la sera, dopo le sette, la vita torna a scorrere, e sto lì, a contemplare quanto sono in forma. Il ciclo si chiude quando vado a letto, per amore o per forza, verso l'una: un paio d'ore a rotolarmi tra le lenzuola, poi, finalmente, il nulla. Dura poco, alle sette suona la sveglia, e la faccenda ricomincia daccapo. 
Tutto questo preambolo per dire che ora sono qui all'Octagon, squallido bar di periferia, insieme a Kelly. E ho sonno. Sonno: incredibile. Sono le otto di sera, la mia stanchezza si sta dilatando, sta sconfinando. E sono qui con Kelly. 


E beh, sì, Kelly. Che dovevo fare? Era lì, io ero là. Ho detto: Vabbé. Lei ha detto ok, io ho fatto: bene. E dove andiamo a finire? All'Octagon, a cinquanta metri dall'ufficio. 

Pennette ad un pesto dalla composizione dubbia. Filetto di tacchino. Kelly mi sembra schifata, io lo sono di per certo. Ma perché siamo finiti qui? Perlomeno potevamo fare una doccia, darci una sistemata, andare in un posto un po' più decente. Ma non so, forse tutti e due abbiamo fiutato il finale di stagione. E' quel misto di malinconia e angoscia che qualche volta si prova a scuola, gli ultimi giorni. C'è la gioia delle vacanze, ma anche il brivido dell'incognito. E la noia di sapere già che tutto ricomincerà tale e quale a breve. E' il nostro finale di tournée. 

Io recito la parte della persona attenta. E' il pezzo forte del mio repertorio. In realtà sto pensando ad altro, cioè a niente. Sono sgombero come una stanza dopo il trasloco. Capto parole a ritmo irregolare: “Laurea... mamma... papà... impegni... responsabilità... famiglia... soldi... vacanze...” Capisco che non posso imbastire una discussione su basi così frammentate, e allora provo a concentrarmi. Non ci metto molto a mettere insieme i pezzi: “Dopo la laurea in economia aziendale ho trovato lavoro come segretaria in una ditta di pesticidi, ma poi la ditta mi ha lasciato a spasso, e allora mio padre si è dato da fare per trovarmi un impiego da Rollo, è solo una cosa temporanea... mia madre non è molto contenta che sprechi la mia vita così, ma non capisce che le alternative sono poche.” 

Osservo i tratti sbiaditi di questa ex ragazza da poco approdata ad una fase più matura della vita. Rispondo, a caso. Lei riprende il filo, senza battere ciglio: “C'è il problema dei soldi... da quando vivo da sola non bastano mai, adesso per fortuna ho trovato una ragazza che vive con me e ci dividiamo l'affitto, almeno respiro un po'... se tutto va bene metto da parte i soldi per andare in vacanza, a Varazze, ma se tutto va bene...” Le labbra esangui sfumano con i lineamenti deboli del suo volto. Mi sembra di avere davanti un cumulo di sabbia del deserto. 

Poche altre volte mi sono sentito così marginale rispetto al baricentro del mondo. Sono lì e non sono lì. Madonna, ho sonno. Trattengo gli sbadigli a stento. Kelly ha deciso di raccontarmi tutta la sua vita in una sola puntata. Non le pare vero: cominciamo dalla scuola. E da dove vuoi cominciare? Famiglia e scuola, gli ultimi sacrari dell'italiano medio. In men che non si dica finisce che mi racconta le sue esperienze sessuali. Giuro: non le ho chiesto niente. Sono lì, ascolto. Il cameriere va e viene, vorrei chiedergli il conto, ma quando è a portata di fischio fatalmente sono troppo intorpidito per chiamarlo. E' un gioco crudele. 

A poco a poco prendo coscienza del fallimento in fieri. Ebbene sì, volevo portarmela a letto Kelly. Giusto così, per fare qualcosa. E ora che ci faccio caso capisco che questa specie di arrocco era la mia mossa salvavita, la mossa estrema, da tenere da parte come estrema risorsa. Oh, no. L'ho fatto. Senza nemmeno accorgermene, l'ho fatto. E sto andando inesorabilmente in bianco. Ma guardati! Sei semisdraiato sul tavolo di un bar trattoria a Bresso, la barba di quattro giorni, la testa rincagnata nelle spalle che tuo padre chiamava: la schiena di quello che non ha voglia nemmeno di stare in piedi. Dimmi di no Kelly, dimmi che ci sto riuscendo, eh? ...allora mi sono detta: eh no eh? Ora gliene dico quattro, e così ho chiamato la Manu, sai, l'amica della Vale che una volta usciva con la Chia, e allora siamo andate là insieme, solo che il tipo mica c'era, era da un'altra parte, e... oh, oh, che ridere...

Non so bene come ho fatto a restare sveglio. Non so neanche come ho fatto, poco dopo, a rimanere in carreggiata quando l'ennesimo colpo di sonno ha rischiato di farmi finire fuori strada. So solo che ora sono sveglio come un grillo. E sono le tre di notte. E Kelly è tutta contenta per la bella serata. 

A cura di Ariberto Terragni

Leggete gli altri appuntamenti con Colpi di pistola

2 commenti:

Claudia Peduzzi ha detto...

bello il punto di vista maschile.....

Ariberto Terragni ha detto...

No dai, è il punto di vista di un maschio alla deriva! It's just fiction...

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