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13 luglio 2012

IO, SCRITTORE



Avete presente quella sensazione che vi coglie alla bocca dello stomaco, che fa svolazzare farfalle e calabroni nella pancia, che lascia per alcuni secondi la bocca impastata ed il fiato sospeso alla ricerca di un significato da attribuire a quella…quella…quella sorta di incredulità mista a meraviglia difficilmente traducibile in parole?


Ok, fermi tutti, non sto parlando di amore.

Né, tantomeno, di una sorta di indigestione causata da quel buonissimo mezzo chilo di pasta alla carbonara che sembrava scendere giù senza tanti problemi giusto qualche minuto prima.

Sto parlando del momento in cui realizzi di essere alla fiera del libro di Torino, con un microfono in mano, il tuo nome stampato su un romanzo ed un nutrito gruppo di persone proprio lì, di fronte a te, in attesa che tu cominci a balbettare qualcosa circa la tua prima pubblicazione.

Non avete presente?
Bene, tanto meglio, altrimenti che cavolo di bisogno c’era che io fossi qui a raccontare la mia storia?
Andiamo per gradi.

Salve a tutti, mi chiamo Alberto Petrosino, sono nato a Livorno ventisei anni fa e tra un “bla bla bla” e l’altro (che vi risparmio solo perché vi voglio bene) da poco ho conseguito la laurea magistrale in Psicologia sociale e delle organizzazioni presso l’università di Firenze.

Cosa c’entra questo con la presentazione alla fiera del libro?

A parte che dopo cinque anni di avanti e indietro, corsi ad orari imbarazzanti, stress sui libri, cacarelle pre-esame, freddo polare, sudore ed ascelle pezzate nel “ridente” micro-clima della splendida Firenze non ci vedo niente di male a bullarmi un pochino per essere riuscito a prendere quel benedetto pezzo di carta chiamato “laurea”.

E comunque c’entra! Abbiate solo un pochino di pazienza che vi spiego il perché.

Tornando a noi: forse, per presentarmi a dovere, sarebbe il caso di dire che nascosta tra i “bla bla bla” di cui vi parlavo c’è la mia enorme passione per il Fantasy.

Una sorta di storia d’amore cominciata alle medie grazie alla penna di Margaret Weis e Tracy Hickman.

Non so se conoscete la saga della Dragonlance… Bé, consiglio a chiunque non la conoscesse di fare una breve ricerca su internet o di andare in libreria a sbirciare tra le pagine di quel mondo meraviglioso.

Personalmente, a me, incontrare Raistlin e compagni ha cambiato la vita. O comunque l’ha indirizzata lungo un binario ben preciso.

In seconda media sono stato risucchiato in un vortice di storie fantastiche, appassionanti e coinvolgenti nate dalla creatività di due autori a cui sono estremamente grato. Quella dimensione magica, incredibile e lontana, nella quale son stato sbalzato, mi ha offerto visioni ed avventure: ha contribuito ad aprire la mia mente. 
Può sembrare un cavolata, ve ne do atto, ma vi assicuro che a 12 anni scoprire che al di là della realtà volano i draghi e la magia è insita in ogni dove è un qualcosa capace di alimentare la fantasia: dà corpo ai sogni.

Dai libri son passato a hobby e passatempi di vario genere sempre riconducibili al Fantasy (dalle carte ai giochi di ruolo, dal modellismo ai board game). Attività che mi hanno portato a conoscere nel corso degli anni decine e decine di persone, tra le quali ho il piacere di annoverare i miei migliori amici.

Sì, devo ammettere di esserci invischiato fino al collo!

Adesso, rischiando di perdere il filo del discorso, è necessario fare un salto improvviso per ricollegarci all’argomento principale di questo racconto (altrimenti finisce che vado avanti a caso…).

Con il passare del tempo, divorando libro dopo libro, espandendo i miei orizzonti letterari ed affacciandomi su altri generi oltre al Fantasy mi son reso conto che il solo “leggere” non sarebbe mai riuscito a rendermi completo. Sentivo il bisogno di esplorare realtà sconosciute, ascoltare la voce di personaggi mai nati, infondere vita ai miei pensieri.

Creare ulteriori mondi.
Così, quasi per gioco, presi la penna in mano.
Pian piano, lettera dopo lettera, pagina dopo pagina, racconto dopo racconto capii che scrivere avrebbe contribuito a donarmi nuovi sogni, perché quelli degli altri, a volte, non credo possano bastare…

Almeno non a me.
Ritengo che la scrittura rappresenti un ponte per attraversare quel sottile velo che separa la realtà dall’oltre.
Un rifugio, una speranza.

Ciascuno di noi ha bisogno di un’isola felice nella quale far volare la mente.
Io ho un immenso castello tra le nuvole progettato grazie alla fantasia e costruito attraverso inchiostro su carta.
Cominciai a scrivere racconti brevi scaturiti da “flash” improvvisi ed attimi d’ispirazione catturati al volo.
Scrivevo di tutto.
Ovunque.

In classe alle superiori, a lezione all’università, sotto il sole al mare, in piena notte prima di dormire, seduto sulla tavoletta del water (che, come tutti saprete, è uno dei momenti di massima ispirazione di un essere umano), in treno tra un viaggio e l’altro, davanti alla tv…

In mezzo a tanti racconti brevi decisi anche di provare a cimentarmi con un romanzo vero e proprio: e cosa potevo scrivere se non un Fantasy?

Trovai l’idea grazie ad un gioco di ruolo che portavo avanti con un piccolo gruppetto di amici. 

Per i profani provo a spiegare a grande linee di cosa si tratta.
Pensate di poter lasciare alle spalle la realtà, di abbandonare la vostra vita, il nome, l’aspetto fisico, il lavoro e tutto quel che vi lega al vostro mondo.

Poi immaginate di essere scaraventati in un nuovo universo: una dimensione nella quale valgono altre leggi, dove potrete essere chiunque voi vogliate.

Vestirete i panni di un personaggio immaginario, creato mediante la vostra fantasia, con caratteristiche, abilità, atteggiamenti e modi di fare decisi da voi.

Vi troverete ad interagire nel bel mezzo di una storia ideata dalla creatività del vostro “master”: incontrerete persone nuove, viaggerete in terre sconosciute, affronterete prove insidiose e combatterete contro nemici pericolosi.

Ed ogni vostra azione sarà dettata soltanto dalle vostre decisioni.
Non sono richieste doti particolari o capacità straordinarie per partecipare.

Bastano solo pochi fogli di carta, qualche dado, una buona capacità di immedesimazione e tanta, tanta fantasia.

Comunque, tornando a noi (penso abbiate capito che ho una tendenza abbastanza imbarazzante a deviare dal discorso principale), io ero il “master” di una di queste avventure, ed attraverso la voce e l’immaginazione creavo la storia nella quale venivano catapultati i miei amici. 
I giocatori, per l’appunto.

Con il passare del tempo, settimana dopo settimana (giocavamo ogni giovedì sera se non sbaglio), appassionandomi all’evolversi della narrazione mi resi conto che sarebbe stato interessante catturare le gesta dei miei compagni, tradurre le loro azioni ed i loro ipotetici viaggi in parole e frasi da poter leggere in un racconto.

Cominciai così a buttare giù qualche riga, e in pochi mesi mi trovai con pagine e pagine di quello che pareva assomigliare sempre più ad un libro vero e proprio.

Purtroppo sono una persona profondamente incostante.
Mi butto a capofitto in un progetto con le migliori intenzioni di questo mondo, carico a mille e pronto a spaccare qualsiasi cosa, per poi trovarmi a cambiare interesse a metà dell’opera.

Ed infatti il mio “Fantasy” è ancora lì, chiuso in un cassetto con buona parte della storia ancora da trascrivere.

Però non è stato abbandonato, mi piace immaginare che sia ancora in cantiere.

Mi sono ripromesso di finirlo, prima o poi, anche solo per semplice soddisfazione personale.
Yeah, ho divagato ancora una volta!

Prometto che non lo farò più (no, non è vero…)
Questo mini-tuffo nel passato serviva, più che altro, a spiegare da dove ha preso vita quella piccola scintilla creativa che sta alla base del mio percorso di scrittura.

Non so se ho reso l’idea, ma adesso sono pronto a raccontarvi come si è scatenato l’incendio…

A cura di Alberto Petrosino autore de


Oltre il buio, Casini Editore, 248 pagg, 12.90 euro

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