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28 marzo 2012

Il quaderno di Maya, il noir in salsa cilena


Maya per fuggire da un terribile passato è costretta rifugiarsi nella piccola isola di Chiloé in Cile. Da sola, e avendo come rifugio solo le pagine di un quaderno sarà costretta a riscoprire le proprie origini e a fare i conti con un passato che a lungo l’ha perseguitata e che imparerà a conoscere e ad affrontare.


Inizia con questo incipit l’ultima fatica letteraria di Isabel Allende. Un noir, come da quarta di copertina, che tuttavia non riesce a decollare.

Dopo essersi avvicinata, con successo, alla narrativa per ragazzi basti pensare al capolavoro La città delle bestie, l’Allende si sente abbastanza coraggiosa da provare non solo con un genere nuovo, ma di affrontare una storia invischiata nella nostra contemporaneità che tuttavia non riesce a raggiungere l’obbiettivo prefissato.

E non è nemmeno un questione legata al rimando, sempre presente, alla rivoluzione cilena e alle barbarie della dittatura di Pinochet, che tuttavia occupano una parte infinitesimale della vicenda e sono eventi che non devono essere dimenticati.

La dfficoltà è proprio tutta nella gestione della storia, in un cotinuo andirivieni siamo accompagnati e poi lascati soli nella come la stessa Maya sull'autostrada.

L’Allende non ha né l’età nè la possibilità di capire l’universo degli adolescenti di oggi. Il suo è un atto estremo e il tentativo di paragonare la società americana, consumistica e allo sbaraglio e quella cilena, vera e genuina, cade in un tonfo sonoro.

Così il modo del scrivere dell’Allende capace di catturarti dalla prima al’ultima pagina e di rapirti anche quando parla  di personaggi realmente esistiti (Ines dell’anima) non si rileva alcuna traccia.

E la lettura diventa sempre più difficoltosa, si trascina e alla fine non si può credere che le esperienze giovanili e le difficoltà dell’adolescenza si risolvano in una serie di banalità.

Che fine ha fatto il mondo magico dll’Allende? Dove sono le storie che sapevano di mitico e di un tempo, forse, mai esistito? Sono spariti nel tentativo di accalappiare altro pubblico e di avvicinarsi ad uno più giovane.

Ma soprattutto fallisce il tentativo di rintracciare i personaggi femminili in grado di scuotere le coscienze e di trasformare il mondo intorno a loro.

Maya è una ragazzina insicura, segnata da un profondo abbandono ma incapace di gesti eroici che tuttavia si riscontrano nel personaggio della nonna Nini. Saranno sempre gli altri infatti a tirarla fuori dai guai e lei si troverà, per sua fortuna, nel corso degli eventi.

Se cercate in quest’ultimo romanzo gli elementi che vi hanno fatto innamorare dei libri di Isabel Allende, rimarrete deluse e non oso immaginare che idea possano farsi le giovani lettrici che per la prima volta si cimentano con il mostro sacro della letteratura femminile.

Il mio giudizio quindi non può essere che negativo e questo da parte  una lettrice che ha letto tutti i suoi romanzi rimanendo sveglia notti intere per terminarli.

Non riesco a dare un’insufficenza per l’affetto che provo per l’autrice ma la delusione e la commozione nello scrivere questo cocente giudizio è tanta, forse troppa.

A cura di Clara Raimondi


Il quaderno di Maya di Isabe Allende, Feltrinelli, 398 pagg, 20.00 euro

Voto 6/10



1 commenti:

Reader's Bench ha detto...

Credo che molte lettrici non saranno d'accordo, soprattutto leggendo i commenti entusiastici letti in giro per il web. Questa però è la mi opinioni e credetemi se vi dico che sono rimasta davvero molto delusa.

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