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4 gennaio 2012

Recensione | FATHERLAND (Robert Harris)


Qualcuno di voi ormai avrà capito che mi piacciono i romanzi storici. Quello che forse dovrei precisare è che a me non solo piace la storia, ma anche immaginare come potrebbe essere la realtà, se qualcosa fosse cambiato nel corso degli eventi. In questo romanzo Robert Harris fa il lavoro al posto mio.

Siamo nel 1964. La Germania di Hitler ha vinto la Guerra (forse sarebbe più corretto dire che non l'ha persa) ed ora ha esteso il suo dominio diretto sull'Europa dell'Est fino agli Urali, mentre il resto d'Europa, ad eccezione della Svizzera è sotto il controllo indiretto dei Nazisti. Resta un conflitto aperto con i Russi, che cercano di riprendersi i territori perduti, ed uno più o meno nascosto con gli USA, che, però, decidono di aprire ad una distensione, il cui evento simbolo è la prevista visita del Presidente al Fuhrertag, il compleanno di Hitler.

In questo scenario, uno scrupoloso, ma non troppo ligio all'ideologia nazista, SS-sturmbannfuhrer (un maggiore delle SS) della Kripo, la Kriminalpolizei indaga sulla morte di un alto gerarca del partito. Mentre cerca di scoprire perché la Gestapo sembra voler mettere tutto a tacere, si imbatterà in una esuberante giornalista americana ed insieme scopriranno che quella è solo l'ultima di una catena di misteriose morti di gerarchi, tutti coinvolti in una drammatica riunione del Partito di più di venti anni prima.

Questo romanzo è considerato il capolavoro di Robert Harris: io non so dire se sia così, non avendo letto nient'altro di questo autore, ma devo dire che è un ottimo romanzo. La storia narrata è plausibile e ben congegnata. La ricostruzione storica, basata su documenti, riunioni e personaggi realmente esistiti è ottima, mai forzata. L'intreccio narrativo, la fusione tra pseudo-storia e thriller è perfetta, così come la caratterizzazione del protagonista, Xavier “Zavi” March, un poliziotto che vuole fare il suo dovere, ossessionato dal suo lavoro e che pian piano riscopre un senso di colpa latente per l'uniforme che indossa.

Lo stile è variabile ed alterna varie andature: ora più lento, per adattarsi alle indagini riflessive del protagonista, ora al limite della frenesia, per seguire il passo degli uomini della Gestapo e della loro caccia spietata.

Unico neo, alcuni termini tedeschi (soprattutto i gradi delle SS, dei funzionari del Partito, ecc.) non sono tradotti, né accompagnati da una nota esplicativa, il che alle volte spinge il lettore, perlomeno quello più curioso, ad una ricerca su altre fonti.

Da consigliare senza alcuna riserva.

A cura di Diego

“Fatherland” di Robert Harris, Mondadori, 378 pagg, 9,50 euro

Voto 10/10



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