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10 gennaio 2012

C'era una volta la fabbrica



C’era una volta la grande fabbrica, l’enorme edificio al quale ci si recava di mattina presto in bicicletta. Il suono della sirena radunava centinaia di persona e ad ogni Natale si organizzava la riffa e la festa per i figli degli operai.

C’era ieri e oggi non c’è più fagocitata dalla globalizzazione e dallo scarso interesse che la politica italiana ha dimostrato nei confronti dell’industria italiana.

Le poche realtà rimaste sul territorio, prima di fare i bagagli ed emigrare in Cina, cercano di resistere il più possibile per il bene della manifattura italiana e dei lavoratori.

All’industria italiana e alla sua storia sono dedicati alcuni volumi che potete trovare in libreria:



“Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo” di Maurizio Landini e Giancarlo Feliziani, Bompiani, 164 pagg, 15.00 euro

Un libro-intervista al segretario generale della Fiom, il cui sottotitolo non lascia ltre interpretazioni: La Fiat, il sindacato, la sinistra assente.

“Capitani coraggiosi” di Gianni Dragoni, Chiarelettere, 301 pagg, 16.60 euro

Chi sono i venti industriali che nel 2008 hanno rilevato Alitalia? E perché i debiti della compagnia sono caduti sulle spalle dei contribuenti? Queste sono solo alcune domande contenute nel libro che tenterà di dare una risposta anche alla presunta italianità salvata. Anche qui un sottotitolo niente male: I venti cavalieri che hanno privatizzato l’Italia e affondato il paese.

“La terza rivoluzione industriale” di Jeremy Rifkin, Mondadori, 329 pagg, 20.00 euro

Mentre la Cina e gli altri paesi in via di sviluppo si preoccupano ben poco dell’ambiente, la svolta ecologica per l’industria occidentale sembra l’univa via possibile. E così il leader della green economy ci invita a produrre con  l’utilizzo di fonti rinnovabili.

“C’era una volta il futuro” di Oscar Larussi, Il Mulino, 156 pagg, 14.00 euro

Come per Storia della mia gente (Edoardo Nesi, Premio Strega 2011) anche Larussi parte dai mitici anni ’60 per un excursus sugli ultimi decenni di storia italiana. La sua analisi, essendo egli un critico cinematografico, parte dall’analisi della Dolce Vita di Fellini ma entrambi sono concordi nel sostenere la fine di un’epoca che forse non tornerà mai più.

A cura di Claretta

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