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9 novembre 2011

Recensore per un giorno | IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON (Richard Bach)


Emanuela Ciacci torna ad accomodarsi sulla nostra panchina:

Qualche giorno fa, prima di andare a lavoro, mi sono soffermata in camera a guardare i libri sullo scaffale sopra la scrivania, uno ad uno, in cerca di qualcosa che potesse attirare la mia attenzione e meritasse il compito di accompagnarmi nel viaggio quotidiano per raggiungere l'ufficio.

E l'occhio è caduto su questo libricino.

Avevo visto mia sorella leggerlo quasi un decennio fa, ma all'epoca non avevo né la voglia né la curiosità di cimentarmi nella lettura. Dicevo spesso: “Poi lo leggerò!”. Avevo promesso a me stessa che l'avrei letto, prima o poi.

Ma il tempo è passato e di quel libro ho dimenticato quasi l'esistenza. È stato lui a cercarmi di nuovo, a catturarmi, nel Natale 2006, quando mi fu regalato da un ragazzo. Lo lessi voracemente, in maniera frettolosa, senza capirne appieno il significato intrinseco: ero forse più affascinata dalla dedica esterna che dal libro in sé.

È proprio in questi giorni, forse un po' malinconici e troppo pieni allo stesso tempo, che invece l'ho riscoperto, o forse è meglio dire, che l'ho scoperto per la prima volta.

Se ci si dovesse soffermare alla mera trama letteraria, beh, allora si può dire che si tratta soltanto di un testo fantascientifico, irreale.

Ma è proprio grazie a queste due caratteristiche che le pagine sprigionano un sentimento forte, un incoraggiamento ad osare, a sfruttare appieno le proprie capacità, le proprie forze per raggiungere la pienezza dei sentimenti e degli obiettivi. Racconta della voglia di lottare per ottenere ciò in cui si crede ma che, per paura di fallire o di essere giudicati, non si tenta neanche di intraprendere. 

Il protagonista di questo breve romanzo è un gabbiano che non si sente un gabbiano: lui è diverso, ha obiettivi più grandi rispetto agli altri della propria specie. Il piccolo ed anticonformista volatile riesce ad intravedere una nuova via da poter seguire, una via che lo allontana dalla banalità e dal vuoto dello standardizzato stile di vita.

Passare la giornata a procacciarsi il cibo non è una sua priorità. Jonathan ha un forte ed intenso desiderio di conoscenza, desidera solo poter volare e far partecipi della sua gioia anche i familiari e gli amici. 

Vuole imparare l'arte del volo per scoprirne tutti i segreti e raggiungere, così, la perfezione. E ciò lo porterà a non essere compreso dalla sua stessa famiglia nonché dagli amici, tutti accecati da quei valori materiali nei quali intravedono l'unica ragione di vita e, soprattutto, fermati dal timore di cambiare. E, di conseguenza, ad essere escluso dallo Stormo Buonappetito, il cui scopo finale è solamente quello di procurarsi il cibo. 

Il gabbiano cerca di adeguarsi, prova ad essere un semplice uccello, a fare ciò che gli altri dello Stormo fanno. Ma quella vita gli sta stretta, non è capace di accontentarsi. E gli Anziani lo esiliano, bollandolo come “reietto”. 

Il volatile non demorde e continua nella sua ardua impresa, trascorrendo tutte il tempo ad esercitarsi: è proprio durante una giornata piena di tentativi che due gabbiani splendenti che volteggiano nell'aria lo convincono ad andare con loro nel Paradiso dei Gabbiani, dove finalmente può aspirare ad apprendere come raggiungere la perfezione.

Lì, grazie a Sullivan, suo amico e suo mentore, impara velocemente, ma si accorge che il corpo è in realtà un limite per raggiungere il suo scopo: sa che Chang, un altro splendente gabbiano, è in grado di spiegargli a volare alla velocità del pensiero e riuscire, quindi, ad oltrepassare la soglia del “qui ed ora”. 

Jonathan è veloce nell'apprendere e riesce anche in questo, ma nel frattempo Chang passa al Paradiso superiore, lasciando all'intraprendente gabbiano una sorta di testamento in cui è svelato un grande mistero: la perfezione non sta nel volo in sé ma nel cogliere il segreto della bontà e dell'amore. La cosa più difficile da mettere in pratica. 

È solo a questo punto che Jonathan decide di tornare indietro, dai suoi vecchi amici dello Stormo Buonappetito e dalla sua famiglia: tutti ora apprezzano le sue doti, considerate divine, ed incuriositi dalle meravigliose evoluzioni dei gabbiani di Jonathan decidono di unirsi a lui.

Lo trovo un libro meraviglioso, al di là del testo, che a primo impatto può sembrare fin troppo semplice ed alle volte anche elementare. La trama segue l'andamento ideale del volo del gabbiano. Una situazione che assume tratti paradossali, vira in maniera brusca proprio come una manovra rovesciata. 

Jonathan non è un ribelle: è solo un giovane gabbiano che compie ciò che sente di dover fare, seguendo il suo istinto, la sua mente, il suo cuore, anche se questo comporta dover fare scelte sofferte.

È una metafora che riflette la condizione umana troppo spesso costretta in schemi e ruoli troppo ingessati che non lasciano spazio alla fantasia ed alle aspirazioni.

È il tema del sogno da realizzare assolutamente, al costo di essere bollati come reietti, assumendo atteggiamenti che potrebbero essere quelli di un uomo anticonformista, rapportando la storia al nostro sguardo. 

È la storia di un individuo che cerca di raggiungere i propri traguardi, il proprio successo anche quando non rappresenta quanto la società si attende da lui: diventa in tal modo il simbolo di chi ha il coraggio di seguire la propria forza interiore senza lasciarsi condizionare dai pregiudizi altrui.

Dovremmo tutti avere il coraggio di certe azioni, senza il timore di non riuscire nel nostro intento o di rimanere delusi. Solo così, aprendo gli occhi, riusciremo a vedere o, comunque, a percepire tutte quelle cose che ci fanno sentire veramente vivi e saremo, così, capaci di far volare lontano quel gabbiano che abbiamo dentro di noi!

A cura di Emanuela

“Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach, Biblioteca Universale Rizzoli, 103 pagg, 10,90 euro

Voto 9/10





Emanuela è diventata Recensore per un Giorno, postresti diventarlo anche tu!




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