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26 ottobre 2011

Recensione | ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS (Agatha Christie)


Quando due miti si incontrano nasce spontaneamente una particolare ed esplosiva alchimia da cui scaturisce qualcosa di magico. Questo accade quando Agatha Christie, regina del giallo, decide di ambientare una sua storia sul più leggendario dei treni: l’Orient Express.

La storia di questo treno è a dir poco leggendaria, è stato il più importante treno a lunga percorrenza d’Europa, e veniva utilizzato dai sovrani, dai nobili e dalle personalità importanti ed è diventato un sinonimo di viaggio di lusso. 

Cambiò diverse volte percorso, attraversò due guerre e si arrese solo alla concorrenza, sempre più forte, del trasporto aereo. Ancora oggi effettua dei viaggi ma sono solo per pochi eletti. 

Agatha Christie, nei suoi viaggi in Oriente ha avuto occasione di conoscere i posti esotici nei quali ambientava i suoi romanzi con Poirot e proprio durante uno di questi che in una stanza del Pera Palace Hotel di Instabul,  stanza 411, nasce questo capolavoro.

Hercule Poirot è un eroe un po’ particolare. Non corrisponde ai parametri che lo vorrebbero alto, bello, affascinante, senza vizi e dalle grandi virtù morali. E’ un ometto basso, in carne, con un debole per il cibo, con la fissazione per le simmetrie. A volte è anche saccente e sgarbato. Ma soprattutto è dotato di un intuito eccezionale, una capacità elaborativa fuori dal comune.

Il buon ispettore belga, si concede l’ennesimo viaggio (beato lui), questa volta a Teheran. Di ritorno si dirige a Instanbul dove decide di tornare con il Simploin Orient Express a Londra.

Prima della partenza il placido ex-detective viene avvicinato da un certo Samuel Edward Ratchett, distinto americano, con la passione per i viaggi. L’uomo si rivolge a Poirot per chiedere protezione ma il nostro protagonista intuisce immediatamente l’animo perverso dell’interlocutore e rifiuta categoricamente.

Durante il viaggio,   avviene la tragedia. Il treno si ferma per via di una tormenta di neve e viene trovato il cadavere del viscido figuro americano.

Ma chi potrebbe essere l’assassino? Escluso Poirot ed il suo amico Bouc, il direttore della Compagnia Internazionale dei Vagoni Letto,  chi può essere stato? I passeggeri sono tutti distinti signori, nobili. Chi tra di loro si potrebbe macchiare di un delitto? A Poirot l’arduo compito di svelare il mistero.

Lo schema che utilizza Agatha Christie per questo romanzo viene chiamato “Enigma della doppia camera chiusa”. Questo schema si rivelerà vincente e verrà riutilizzato dalla scrittrice inglese nel suo capolavoro “Dieci Piccoli Indiani”.

La bravura di Agatha Christie risiede nelle sue architetture narrative e il lettore ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una cartina stradale con una miriade di percorsi.

Questo romanzo è a dir poco geniale e lo includo nella mia lista dei miei libri preferiti.

A cura di Claudio

“Assasinio sull’Orient Express“ di Agatha Christie, Oscar Mondadori, 238 pagine, 8.50 euro

Voto 10/10