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9 settembre 2011

Wu Ming Foundation

Luther Lolde Blissett nasce a Falmouth nel 1958 ed esordisce nel Watford a 17 anni... cosa c'entra questo con il collettivo Wu Ming? Beh, se vogliamo parlare di loro, dobbiamo partire proprio da Luther Blissett, ma non questo: quello, anzi quelli del Luther Blissett Project.

Nel 1994 diversi artisti europei decisero di utilizzare lo pseudonimo Luther Blissett per le loro opere, per le loro proteste, per le loro campagne di solidarietà alle vittime della censura e per le loro manifestazioni di protesta contro i media, soprattutto a mezzo di memorabili beffe, come la scomparsa del mai esistito artista inglese Harry Kipper, la “beffa viterbese” sulle sette sataniche (cultori di Satana che si sarebbero radunati nei boschi vicino Viterbo per officiare messe nere) o la presenza delle opere della scimmia Loota alla biennale di Venezia.

Al termine della quinquennale vita di Luther Blissett, quattro membri della sezione Bolognese del progetto pubblicano un romanzo, “Q”, ambientato nel periodo della Riforma protestante e della Controriforma, ma, secondo alcune voci non confermate né smentite, sarebbe un'allegoria del fallimento dei movimenti di protesta del '68. C'è perfino chi sostiene che “Q” sia stato in realtà scritto da Umberto Eco, basando tale tesi sulla somiglianza tra questo romanzo e “Il nome della rosa” (io, a parte il periodo storico ed il fatto che si accenna nel testo a dispute teologiche, diverse, tra l'altro, non vedo questa gran somiglianza). Inutile dire che tale diceria e stata smentita dagli autori.

Nel Gennaio del 2000 a quel primo nucleo si aggiunge un quinto elemento: nasce così il collettivo Wu Ming o Wu Ming Foundation, nome tratto dallo pseudonimo utilizzato dai dissidenti cinesi e che, in base a come si pronuncia, può voler dire “nessun nome” o “cinque nomi”.

A questo punto, il collettivo è formato da:

Roberto Bui alias Wu Ming 1
Giovanni Cattabriga alias Wu Ming 2
Luca Di Meo alias Wu Ming 3
Federico Guglielmi alias Wu Ming 4
Riccardo Pedrini alias Wu Ming 5

Con questa formazione, il collettivo pubblica i romanzi:

54 (2002)
Manituana (2007)

Mentre, dopo l'uscita dal gruppo di Wu Ming 3 per motivi di natura prettamente personale, il gruppo di scrittori pubblica due romanzi ed una raccolta di racconti:

Altai (2009)
Anatra all'arancia meccanica (raccolta di racconti, 2011)

Negli anni, gli scrittori della Wu Ming Foundation hanno anche prodotto opere individuali, come i romanzi:

Havana Glam di Wu Ming 5 (2001)
Guerra agli Umani di Wu Ming 2 (2004)
New Thing by Wu Ming 1 (2004)
Free Karma Food di Wu Ming 5 (2006)
Stella del mattino di Wu Ming 4 (2008)

Oltre a tutto ciò, i membri del collettivo sono responsabili, singolarmente o in gruppo di opere di svariata natura, come le innumerevoli traduzioni di Wu Ming 1 (tra le quali quella di “Notte buia, niente stelle” di Stephen King), alcuni saggi, un paio di fumetti, la sceneggiatura del film “Lavorare con lentezza”, due audiolibri ed altrettanti progetti noti come romanzi totali, particolari forme di romanzo collettivo, anzi di “oggetto narrativo non identificato”. E solo per citare qualche esempio!

Essendo comunque ben nota la composizione del gruppo e la paternità delle varie opere, molti obiettano sulla definizione di collettivo anonimo, che del resto gli stessi scrittori non hanno mai adottato. Ma allora perché firmarsi Wu Ming? Essi si considerano infatti come un'orchestra, come una band: perché Mick Jagger e soci si firmano Rolling Stones? Il concetto è quello.

Spesso accusati di ogni evento possibile ed immaginabile (c'è chi giura di essere stato malmenato nel 1977 da un ragazzo che era Wu Ming 1... che a quell'epoca frequentava le elementari!), sono tra i più agguerriti paladini del copyleft (per questo aspetto ed altri collegati, rimando a “Wu Ming. Non soltanto una band di scrittori” di Gaia De Pascale) e non a caso, le loro opere, disponibili con licenza Creative Commons, sono liberamente scaricabili nella sezione download del loro sito.

Tornando all'opera del collettivo, se c'è una cosa per cui questi scrittori sanno distinguersi è il romanzo storico: che sia il medioevo europeo, il periodo dell'Indipendenza Americana, o la Guerra Fredda, non c'è periodo storico, contesto culturale o ambiente che non sappiano delineare in modo perfetto, con pochi e semplici tratti, sempre ben mirati. Oltre al rigore della ricostruzione storica, è la loro scrittura, densa, pregnante, ma mai sovrabbondante a colpire piacevolmente il lettore, coinvolgerlo ed incollarlo alle pagine: la descrizione di una battaglia scritta dai Wu Ming lascia a bocca aperta più di qualsiasi effetto speciale cinematografico. E, se l'azione mantiene il ritmo dei romanzi, i sentimenti lo fanno più accattivante, perché non esiste la benché minima sensazione che questi scrittori non sappiano tratteggiare al meglio.

Un gruppo di scrittori sicuramente fuori dagli schemi, contrari alla spettacolarizzazione della letteratura e degli scrittori, dalle idee politiche più o meno condivisibili, fieri delle critiche negative  di taluni soggetti (ad esempio, sulla fascetta dell'ultima edizione di “Altai” campeggiava un fanastico “Altai è una boiata, proprio come Q. (Libero)”) che pensano più alla politica che alla letteratura. 

Io, dal mio modesto cantuccio di lettore, penso che il recensore debba fare un'altra cosa, cioè parlare di libri, indipendentemente dalle idee politiche degli autori, e, cercando le istruzioni per chiedere loro un'intervista  ho finito per scoprire che stanno lavorando ad un nuovo romanzo collettivo; ho già l'acquolina in bocca!

A cura di Diego

2 commenti:

Diego ha detto...

Scusate per gli errori di battitura: prometto che rileggere gli articoli con più attenzione. :(

Claretta ha detto...

Hai fatto un lavorone! Tutti gli errori di battitura sono stati corretti!

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