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29 giugno 2011

Recensione | LA TRAVERSATA DI MILANO (Maurizio Cucchi)

Che cos'è Milano? Qual è il suo cuore segreto?

Sono risposte che Maurizio Cucchi tenta di dare in questa sua nuova prova narrativa, la Traversata di Milano, ricognizione geografico storico sentimentale nella capitale del Ducato, tracciando una sua personale e stilizzata ricerca del tempo perduto. 

Luoghi, incontri, persone. La Milano leonardesca, quella del Bramante e degli architetti, quella cupa e torbida della vecchia mala milanese; i resti della Milano rurale, quella che abbracciava il cuore cittadino e lo riforniva di materie prime; i tesori d'arte nascosti. 


Si trovano curiosità, come la riscoperta di Petrarca nel corso del suo lungo e misconosciuto soggiorno milanese, oppure, procedendo in ordine sparso, si ricorda la tappa di Buffalo Bill all'arena, in uno spettacolo tanto magniloquente quanto poco compreso dal pubblico dell'epoca. 

La città che esce da queste pagine ha spesso un sapore inedito, frutto di punti di vista personali, spesso spiazzanti, di osservazioni in presa diretta unite a pagine di storia. Cucchi mette in scena le sue memorie, accostando piccole miniature a tema, e lo fa con garbo e gentilezza. 

Peccato per le frequenti cadute di stile della prosa: ripetizioni, immagini ridondanti, siparietti arcadici. Gli aggettivi “quieto”, “ameno” e “tranquillo” vengono ripetuti a oltranza, fuori da ogni senso logico, fino a dare luogo ad una cantilena pruriginosa che, dispiace quasi dirlo, scoraggia. 

Sono aggettivi deboli, per tutte le stagioni, che segnano al ribasso la qualità complessiva della scrittura, che la ridimensionano al rango di pensierino, in un continuo delitto e castigo, dove il delitto è la potenza dell'immaginazione e il castigo il suo immediato ridimensionamento a pensierino educato. 

Da un poeta sarebbe stato lecito aspettarsi di più, sia come nerbo che come intensità della parola che qui, a forza di essere diluita in un ettolitri di miele, ha un sapore dolciastro e risaputo, lontano dalla forza d'urto che altri scritti di carattere diaristico/soggettivo hanno invece posto come cifra distintiva. 

Penso a Viaggio in Italia di Piovene, o a certe prose di viaggio di Flaiano. Certamente ognuno ha il suo stile, ma il gusto della memoria non può diventare una sorta di lasciapassare per ogni genere di licenza sentimentale. 

Se questo libro ha un difetto è proprio quello di non saper andare oltre una visione manierata e da paradiso perduto della città; di prenderne in considerazione solo gli aspetti funzionali ad una narrazione tiepida, intrisa di ricordi struggenti e impalpabili. 

Quello di Cucchi è un modo di scrivere che non sarebbe piaciuto a Hemingway, tanto per dire. Peccato, perché con un poco di carattere in più questo resoconto intimo avrebbe potuto essere di altro spessore, diventando una vera e propria guida privata attraverso i solchi di una città dai molti volti e dalle molte storie, dove la Storia con la esse maiuscola si è spesso mescolata alle vicende della piccola quotidianità. 

E invece questa Traversata rimane a metà del guado, vittima di un autocompiacimento pacioso e rilassato che c'entra poco con l'oggetto del suo vagabondaggio.

A cura di Ariberto 

Ariberto Terragni cura personalmente il suo Quaderno sepolto, un blog che vale la pena di visitare, Readers!

"La traversata di Milano", di Maurizio Cucchi, Oscar Mondadori, 185 pagg., 9 euro.

Voto: 6/10








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