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7 giugno 2011

I LOVE ... Piazza dei Mercanti a Milano




Piazza dei Mercanti è un'isola di spazio chiusa tra le vie del centro di Milano. 

Un'isola fuori dal tempo e fuori dal traffico, pochi metri quadri di sapore medievale in cui si condensano le vestigia della città ducale, potenza militare, giuridica, burocratica. 
 

Milano è una città grande e talvolta gelida, anche per chi, come me, ha qui le radici secolari della propria famiglia e un'eredità culturale tanto innegabile quanto pesante.

Difficile trovare requie nel suo cuore pulsante, dove lo smarrimento è di casa, e quel furtivo senso di vuoto che assale la bocca dello stomaco assomiglia tanto – troppo – all'alienazione che induce all'indifferenza. 

Piazza dei Mercanti, allora, diventa un antidoto: un salto nel tempo e nell'arte, dove nel giro di pochi metri si affacciano il Palazzo della Ragione, antico arengario dalle trifore asimmetriche, archivolti e conci di marmo, la fronte gotica della Loggia degli Osii, le Scuole Palatine, la casa dei Panigarola. 

Fu il centro della vita milanese per molti anni, dal 1200 fino alla dominazione austriaca: da qui, un tempo, si diramavano le antiche vie dei mestieri: Armorari, Spadari, Fustagnari e via dicendo, di cui oggi si salva solo l'attigua via degli Orefici. Piazza dei Mercanti è uno scrigno sfuggito dalla depredazione dei tempi, del traffico, di quel naturale spregio con cui un malinteso senso del progresso si è arrogato in troppi casi il diritto di fagocitare il tessuto culturale di un'intera comunità. 



In questa piccola piazza è bello sedersi all'ombra dell'arengario, scorrere con il dovuto rispetto le placche bronzee dei caduti, chiudere gli occhi, lasciare che lo spirito di questa città ci entri dentro, ci dica qualcosa di noi. 

Non ho particolari libri da suggerire, se proprio devo trovare un titolo potrei citare Danubio, di Claudio Magris, non fosse altro perché ricordo di averlo letto all'ombra dell'arengario.

Perché qui, in questo angolo di mondo fin troppo pieno, c'è sempre poca gente, la ressa è diradata, è facile non trovarci nessuno anche nelle ore di punta. 

La voracità distratta e inconcludente del turista quasi sempre mira al bersaglio grosso, risparmiando intatta la singolarità lenta e segreta di luoghi come questo, che per un curioso e provvido gioco del destino sono riusciti a sopravvivere all'orda dei tempi, e a ritornare a noi intatti, con una storia da raccontare, con una personalità architettonica e simbolica straordinariamente viva. 

Non so se Piazza dei Mercanti mi sia rimasta impressa per queste o per altre ragioni, o magari per ulteriori, e più inesprimibili, contaminazioni culturali; certo è che qui sono riuscito ad assaporare quella che in fondo è l'unica meta a cui tendo, quell'equilibrio tra esterno e interno, tra etica ed estetica che altrove è irrimediabilmente infranto e irrealizzabile. 

Avrei potuto parlare di Venezia, di Parigi, di Roma (tutti luoghi che amo molto), ma forse sarebbe stato troppo facile e in qualche modo sarebbe venuto meno quel principio estetico che impone di rintracciare il vero sentire anche tra i detriti emotivi, anche tra le scartoffie e i binari morti di una città con cui siamo in lotta da troppo tempo. 

A cura di Ariberto

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