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13 aprile 2011

Recensione | IL DIVORATORE (Lorenza Ghinelli)

Parlare di questo romanzo a caldo non è semplice: troppe impressioni, troppi spunti che si accavallano l'uno sull'altro, pensieri che scorrono troppo in fretta.

Prendete la mia "recensione" per quello che è, uno sfogo sconclusionato post-lettura.



Pietro è autistico. Un bimbo col dono del disegno. E in uno dei suoi disegni compare un anziano signore, vestito di nero e con tanto di bastone, mentre spia un gruppo di ragazzini intenti nell'ennesima bravata ai danni dello stesso Pietro. Fin qui nulla di strano, sarà il solito vecchietto curioso. Ma questi ragazzini cominciano a sparire, uno dopo l'altro. E qui entra in gioco Denny, che vent'anni prima era anche lui un bambino;  che ha un padre alcolizzato; che ha una madre tossicodipendente. Denny, che è dovuto crescere troppo in fretta, da solo;  che si è inventato delle filastrocche inquietanti per sopportare la solitudine; che ha trovato un amico, un amico speciale. Denny, che arriverà a pentirsi di questo "incontro". Infine c'è Alice -l'educatrice professionale di Pietro- che nel tentativo di aiutarlo comincerà a ricordare dettagli angoscianti del proprio passato. Alice, che scoprirà una volta per tutte il segreto del Divoratore.

Un po' Stephen King, un po' Tolkien, un po' tutti i massimi scrittori di horror e fantasy. In queste pagine c'è tutto ciò, e molto altro. Perché la forza de "Il Divoratore" sta proprio nella sua cifra stilistica: frasi brevi, pungenti, sintetiche, ma mai banali. Spesso ci si trova a scorrere su frasi apparentemente semplici, ma che nascondono un mondo di riflessioni appena celato sotto la patina di "leggerezza" che pervade l'intero romanzo. Come danzare su un tappeto di siringhe infette, come nuotare in una vasca piena di cianuro, questa storia ti colpisce con tutta la forza di un treno lanciato a massima velocità. Il tutto è descritto con uno stile incredibilmente lucido, preciso, tagliente. Curato nei minimi dettagli, il linguaggio usato non è mai fuori luogo, ed i dialoghi sono perfettamente credibili, cosa che spesso rappresenta il punto dolente di molti scrittori, soprattutto di quelli più giovani.

Insomma, una lettura che non lascia per nulla indifferenti, e che tiene letteralmente incollati alle pagine. Ho letto il romanzo in una sola giornata,  mesmerizzato dallo stile di Lorenza Ghinelli; spesso mi scaglio contro la letteratura italiana contemporanea, contro un mare di mediocrità e di romanzi "fotocopiati", stereotipati, macchine da soldi, per farla breve. Il Divoratore, au contraire, è una storia onesta, che fa del suo stile originale e curatissimo il proprio punto di forza.

Consigliato soprattutto agli amanti delle storie horror, ma anche a chi si avvicina per la prima volta a questo genere: è un ottimo punto di partenza per esplorare le infinite possibilità del terrore.

A cura di Mattia

"Il Divoratore", di Lorenza Ghinelli, Newton Compton, 254 pagg, 9.90 euro 

Questo libro è uno dei premi messi in palio per il concorso "La panchina del cuore". I libri per il concorso ci sono stati inviati dalla Newton Compton, questo che vi abbiamo recensito è stato  acquistato da Mattia.

Voto: 8/10





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