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31 marzo 2011

UN UOMO DA ABBATTERE intervista ad ARIBERTO TERRAGNI

Ciao a tutti voi, Readers! 

Oggi sono qui per farvi conoscere meglio il lavoro di un giovane scrittore, Ariberto Terragni, autore di "Un uomo da abbattere".

Il tuo romanzo si intitola Un Uomo da Abbattere. Raccontaci della trama e del perché hai scelto questo titolo così forte.

La storia è quella di un reporter caduto in disgrazia che per varie vicissitudini di vita si trova a dover tornare nel suo paese natale, in provincia, dove spera di poter ritrovare un po' di tranquillità, ma è un'illusione: si accorgerà che per una personalità come la sua non può esserci pace. Il titolo nasce proprio da questa consapevolezza: in una società ad alto tasso di conformismo chi si chiama fuori non può che essere considerato un nemico, e quindi un soggetto da abbattere. 



Perché hai scelto proprio questa ambientazione?

La provincia di cui parlo è il contesto che conosco meglio, sono nato e cresciuto in questa zona, tra Milano e Como, ma penso che ogni lettore possa acclimatare la storia di Diego Moliterni dove preferisce, infatti volutamente non mi sono mai riferito ad una città in particolare. Credo che questa storia e i suoi personaggi possano essere trasposti in molti altri luoghi italiani.

I personaggi che descrivi nel romanzo sono ispirati a persone reali o sono frutto della tua fantasia?

Sai che non me lo ricordo più? Scherzi a parte, i personaggi vivono di tante influenze diverse, in generale ho preso ispirazione dalla vita di tutti i giorni, i caratteri sono modellati sulla base di personalità che ho conosciuto e che poi ho rimodellato in senso narrativo. La ragazza, in particolare, è frutto di questa contaminazione tra realtà e fantasia. 

Una cosa che mi ha colpito molto è che leggendo il tuo romanzo ci si rende conto di quanto studio letterario e filosofico hai affrontato nella tua formazione. Quanti e quali autori sono stati fonte d'ispirazione per questo libro?

Credo di essere quello che si dice uno scrittore/lettore. Non è un fatto così scontato. Lo studio della filosofia, dopo lo scempio scolastico, mi ha cambiato la vita. In senso generale Un uomo da abbattere risente del periodo in cui l'ho scritto (primavera 2008 n.d.r), quando ero molto preso dall'esistenzialismo: Sartre, ma soprattutto Camus, con il suo Straniero, e poi il Moravia de La noia, un romanzo che ho amato moltissimo, e il Saul Bellow di Un uomo in bilico. C'è anche assonanza con il titolo del mio romanzo, come vedi. Sono i libri che più mi hanno spinto a intraprendere il percorso romanzesco. Ma potrei andare avanti ancora a lungo parlando di libri.

Al di là del romanzo, quali sono invece le tue letture preferite? Hai qualcosa da consigliare agli altri Readers?

Cerco di dividere le mie letture tra saggi e romanzi. Se posso dare dei consigli, tra le letture recenti suggerisco la divertente Guida filosofica per tipi intelligenti, di Roger Scruton, opera divulgativa ma stimolante, oppure starei su un classico come Il mondo come volontà e rappresentazione, di Schopenhauer, intramontabile. In narrativa ti confesso che da qualche tempo ho un debole per Michel Houellebecq, e do un titolo secco: Piattaforma. Tra gli italiani, perché non riscoprire Ennio Flaiano?

Tornando al romanzo, quanto tempo è passato dalla sua stesura e successivamente dalla sua pubblicazione? Alla luce di tutte le esperienze che hai vissuto nel frattempo, c'è qualcosa che cambieresti nella trama o nella psicologia dei personaggi?

Dunque, l'ho scritto tra aprile e maggio del 2008, ora che ho trovato un editore sono riuscito a firmare il contratto a luglio 2009, per poi pubblicare a gennaio 2010, un percorso abbastanza lungo come vedi. Per rispondere alla tua domanda: no, non cambierei niente, è giusto che Un uomo da abbattere resti così. E' un'opera perfettibile ovviamente, ma secondo me funziona bene, nel complesso riflette un periodo della mia vita, e soprattutto con un linguaggio che ancora mi appartiene. Cosa direi fondamentale per uno scrittore.

Hai qualche consiglio da dare a chi vorrebbe intraprendere il percorso dello scrittore? 

Il consiglio resta sempre quello del nostro amico Stephen [King, n.d.r.]: leggere molto e scrivere molto, per trovare idee e uno stile. E soprattutto, evitare come il peggiore dei mali le scuole di scrittura, che non servono a niente. Chi meglio del nostro autore preferito può insegnarci qualcosa?

Un'ultima domanda: a oggi, quest'uomo è veramente da abbattere?

Chi lotta per affermare il diritto di essere se stesso corre sempre dei rischi. Anche di essere usato come bersaglio. 


A cura di Mattia

Ringraziamo Ariberto Terragni per aver scelto la nostra panchina e se anche tu vuoi far conoscere il tuo romanzo puoi scriverci a readersbench@gmail.com e partecipare all'iniziativa We want you.
L'autore ci ha detto di avere ancora a disposizione una copia del libro; la metteremo in palio per un Giveaway ed il vincitore realizzerà la recensione.


1 commenti:

claudiacal ha detto...

Concordo con molte cose, specialmente sulla esortazione a leggere per leggere e a leggere per scrivere...meglio.Mi meraviglia che abbia trovato un editore così rapidamente anche se l'autore giudica lungo quel lasso di tempo.Quanto allo stile credo che in parte si forgi con l'esperienza,in parte con l'età ma in gran parte lo si abbia in partenza.

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