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15 marzo 2011

Libri e teatro| ELEONORA DUSE

Eleonora Duse nasce a Vigevano nel 1858, sulle tavolacce del teatro itinerante dei suoi genitori.

Suo nonno era il direttore del teatro di Padova ma ai suoi genitori non era toccata la stessa fortuna.

L’infanzia e l’adolescenza di Eleonora saranno caratterizzate dal continuo vagabondare, da un’affezione polmonare che mai riuscirà a debellare e soprattutto dal fatto di non poter frequentare assiduamente la scuola e i suoi coetanei.

Dolori che forgeranno il carattere e la tempra che riesce precocemente a trasformare in forza drammatica.


Il primo trionfo a quattordici anni, come Giulietta: “Io fui Giulietta… Ah, la grazia, lo stato di grazia! Ogni volta che m’è dato di toccare il culmine della mia arte ritrovo quell’indicibile abbandono. Fui Giulietta”.

E’ questo l’inizio di una travolgente carriera in cui assumere i caratteri di altri è frutto non solo di uno studio attento ma soprattutto della sua natura capace di calarsi di volta in volta in un personaggio diverso.

Ha vent’anni quando debutta a Napoli, esibendosi in Teresa Raquin,di Zola.
E’ qui che troverà l’amore con l’affascinante giornalista Martino Calfiero che la seduce e poi l’abbandona con il “figlio della colpa” che morirà subito dopo il parto.

La delusione amorosa  verrà compensata dal matrimonio con Tebaldo Checchi; l’uomo che rimarrà sempre in disparte e che le permetterà di competere con attrici come Adelaide Ristori e Sara Bernhardt.

Il repertorio di Eleonora Duse si fa sempre più internazionale: Dumas figlio, Pailleron, sono i suoi autori preferiti.
Anche se è del 1884 una sua magnifica interpretazione in Cavalleria Rusticana di Verga.

I lunghi mesi della sua tournée in Sud America segnano la fine del suo matrimonio e l’inizio di una nuova relazione, l’ennesimo attore promettente, Flavio Andò, con il quale fonda una compagnia.

Siamo nel 1887 e il repertorio è quello di sempre al quale si aggiunge Ibsen e D’annunzio e una nuova passione per l’Otello di Shakespeare che Antonio Boito ha riadattato per l’opera di Verdi.
Proprio Boito, musicista e letterato, sarà l’uomo che le sarà vicino nei successivi dieci anni.

Turbolenta la sua relazione con Boito e con il marito e la figlia; che ormai vede solo raramente.
Ripiega avidamente nel lavoro e questi saranno gli anni dei suoi più grandi successi.

Nonostante il parere contrario di Boito metterà in scena a Milano Casa di bambola di Ibsen.
A San Pietroburgo riscuoterà l’applauso del pubblico mettendo in scena La Signora dalle camelie di Alexandre Dumas.
Nel Nord Europa furoreggia addirittura con La locandiera di Goldoni.

Un successo che suscitò l’ammirazione di tutti gli autori e degli uomini di cultura dell’epoca.

La Duse aveva il potere straordinario di diventare sulla scena Il Personaggio, senza trucco eccessivo e senza abiti sfarzosi, riusciva a piangere e a sorridere con estrema naturalezza, diventando di volta in volta quello che il copione imponeva.

Al culmine del successo incontra Gabriele D’Annunzio.
E’ lui l’uomo che da sempre aspettava, l’unico in grado di tenerle testa e di stimolare la sua creatività.

Lei stessa è la Musa di poesie e opere teatrali; tra le quali solo la Figlia di Iorio otterrà il successo tanto aspettato.
Ma Gabriele divide la sua vita con tante altre donne e l’amore per Eleonora si trasforma in rispetto e il rispetto in ammirazione.

La separazione segnerà un periodo molto duro per l’attrice che guarirà buttandosi a capo fitto in nuovi progetti.

Metterà in scena L’albero dei poveri di Gorkij e conoscerà alcune delle personalità più influenti del teatro a lei contemporaneo: Craig e Reinhardt.

Continua le sue tournée in giro per l’Europa e mentre il suo successo decresce paradossalmente si afferma il mito.

Nel 1908 riesce a vedere sua figlia Enrichetta sposata, voleva e ottenne per lei una vita completamente diversa dalla sua.

Sono gli anni di nuovi progetti come la “casa-libreria”, luogo di rifugio e di studio per le giovani attrici.

La fine della Prima Guerra Mondiale l’avvicina al cinema; scriverà e adatterà allo schermo il romanzo Cenere di Grazia Deledda.

Stremata dai tanti progetti passerà un lungo periodo di riposo nella sua terra d’origine.

Ripartirà carica di entusiasmo per una nuova tournée negli Stati Uniti, ma proprio qui le sue condizioni si aggraveranno e morirà a Pittsburg il 21 aprile 1924.


 A cura di Claretta.


Per approfondire:





"Eleonora Duse ovvero vivere ardendo" di Mario Cacciaglia, Rusconi, 160 pagg, 13.94 euro















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