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8 marzo 2011

Il CARNEVALE, a cura di Roberto Carlo Deri



È indubbio che il carnevale per la sua valenza fortemente sincretica vada interpretato ed analizzato secondo un punto di vista storico, folklorico e simbolico.

La dimensione liminale non solo deborda, ma decade interamente lasciando sommergere il tutto come mari che si uniscono dopo aver rotto gli argini. Ne nasce un’insieme di componenti molteplici e variegate. Il trattarle singolarmente per operare un’analisi profonda richiederebbe uno spazio che in questa sede non mi è concesso.

Ma perché poi?
Prescindendo da un’esamina completa per quanto precedentemente affermato, in questo momento storico-culturale ed antropologico, il carnevale viene vissuto secondo la percezione che se ne ha. Percezione che è sempre meno individuale e sempre più fattore non socializzante e tento meno sociologico, ma collettivamente omologato ed omologante per un modello di pensiero imposto ed accettato, molto spesso auto-imposto.


Un primo elemento da tener presente è come la maggior parte delle persone viva il fenomeno all’interno del proprio contesto culturale. Soltanto dopo nasce l’interpretazione. L’azione mentale spesso inconscia, modifica il modello di pensiero entrando a far parte della cultura di un popolo o di un gruppo di individui. A questo punto il Carnevale diviene essenza dell’immaginario collettivo rivitalizzato.

Sorvolando sul significato etimologico ed una visione eccessivamente scolastica o accademica, di certo il carnevale affonda le sue radici in un passato lontano ed anche pre-cristiano (principalmente questa festività agisce nei paesi a matrice cristiana e soprattutto cattolica)  dove il suo significato diviene mitico e la sua funzione è quella di un forte contatto circolare degli spiriti tra cielo, terra ed inferi. Similmente alla notte di Hallowen tale festività riporta ad una realtà soprasensibile e segna l’apertura di un passaggio fra la dimensione dei vivi e quella dei morti. Le maschere diventano come corpi artificiali (infatti la maschera a livello originale e simbolico è sempre totale) con funzione apotropaica, che consiste in un forma di azione che esorcizza l’essere malvagio assumendone la sua sembianza, in genere creature dell’oltretomba. Infatti, perfino la maschera di Arlecchino ha una sua precisa connotazione di origine infera. Le maschere nella loro funzione di assolvere un rito apotropaico divengono corpi provvisori. Ed in questo sta la provvisorietà del periodo festivo in questione.

L’importanza storica ha valore anche a livello, liturgico. Infatti, nonostante il carnevale sia il periodo di tripudio che precede la Quaresima, è stato inserito in molti calendari folkloristici con un forte legame col senso del religioso. Probabilmente un’azione di controllo da parte del potere della Chiesa che, non potendolo sopprimere, lo incalanava nell’ambito del suo percorso di rappresentazioni sacre.

La sua data di inizio varia da paese a paese, anche da regione e regione ed in Italia, in genere, cade il 17 Gennaio, il giorno di Sant’Antonio Abbate.

La sua continuità storica prosegue dai Saturnali degli antichi Latini, rammentando che in una forma arcaica, i Saturnali risalgono ad epoca pre-romana.

Secondo molti studiosi l’origine del carnevale non ha un carattere diffusionista poiché, seppur con variazioni, è presente in quasi tutte le culture, anche in quelle dove non erano avvenuti contatti con altri popoli. Questo scarterebbe appieno l’ipotesi diffusionista e se non è possibile all’opposto parlare di universalismo della cultura umana, è certo siano presenti alcuni tratti comuni del vivere umano ad ogni latitudine.

Dal May Day inglese, alle feste dei folli, accomunate da uno stesso principio ma differenti nella loro esternazione rituale, fino alla rappresentazione del “Paese di Cuccagna” ad opera di Giuseppe Cocchiara nel 1956, il fulcro del carnevale è sempre l’eccesso e la rottura degli schemi comportamentali imposti dalla società di appartenenza. In questo periodo diviene lecito il proibito usuale e l’eccesso, come quello sessuale, il bere ed il mangiare a dismisura, lo scherzo, il frizzo ed il lasso, in contrapposizione all’ordine ed alla “seriosità” imposta dal vivere in collettività.

Secondo Giuseppe Cocchiara non solo l’eccesso come elemento ribaltante, ma la trasgressione che assume la forma di inversione dei ruoli sociali e sessuali, costruiscono un mondo alla rovescia dove per un certo periodo cronologico breve si annullano le norme e le regole sociali e la maschera come il travestimento, rappresentano l’esternazione materiale di questo simbolo di inversione.

Alcune teorie vedono in questa trasgressione una forma di esorcizzazione della violenza e vedono quindi il carnevale come valvola di sicurezza, una sorta di super io sociale. Spesso la sua manifestazione si svolgeva difatti in modo violento e pericoloso.

Sicuramente la cultura popolare se ne è impadronita e personalmente concordo con Stewart che lo interpreta come <<un sistema di cultura e di convenzione eclettico, cioè polisemico>>, volto quindi non soltanto a porre in atto il modo di pensare di chi vi partecipa e della società di riferimento, ma anche a plasmare ed a modificare la cultura di quel contesto.

La contrapposizione ORDINE-DISORDINE, rimane un fattore costante della cultura umana e studi recenti, hanno rivalutato il concetto omeostatico della cultura, l’esistere cioè di un meccanismo quasi spontaneo di controllo che fa si che una festa non si sposti mai in un divenire realmente “eccessivo”. Ma questo priverebbe il carnevale della sua carica eversiva, del simbolismo a carattere rituale ove la maschera stessa rappresenta a livello microcosmico un sentire dell’animo umano speculare della propria dimensione culturale.

Forse il carnevale è proprio questo: un fattore multi-culturale ed universalistico dove trovano spazio le singole identità culturali e le singole rappresentazioni dell’individuo nel macrocosmo della società umana.

Buon carnevale a tutti.
Roberto Carlo Deri

"Il Dr. Roberto Carlo Deri, antropologo, etnologo e scrittore. Ha pubblicato vari saggi di cinema per Enne Effe e scrive libri di narrativa e saggistica. Si occupa da anni del fantastico e del “mistero”, in ogni loro manifestazione. E’ stato infatti anche docente universitario per la cattedra di antropologia del mistero per 3 anni. Tra le sue esperienze ci sono state inoltre, anche diverse rappresentazioni teatrali, nei ruoli di attore, autore di testi e regia. Attualmente è docente di Lettere. Ci accompagnerà scrivendo per la nostra panchina articoli intorno alle festività più imporatanti dell'anno dal punto di vista storico-antropologico.


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