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11 marzo 2014

IL GIOVANE HOLDEN


Libri come questo fanno storia a sé, e non perché abbiano trattato fatti così rilevanti da restare nella storia della letteratura per secoli, anzi, il Giovane Holden, di J.D. Salinger (1951), non tratta proprio di nulla se non del disordinato vagabondare d’un ragazzo che non ne può più della scuola, di New York, della gente e di tutto il resto (eccetera eccetera, come direbbe lui).

Un libro che fa storia a sé proprio perché non chiede al lettore di capire chissà quali alte questioni dell’America in quegli anni cinquanta, semplicemente gli sbatte davanti gli occhi – con la sfacciataggine che è propria del protagonista del racconto – le sue frivole vicende.

Holden Caufield è un intollerante ed insofferente teenager, come lo siamo stati tutti, eppur dotato di un profondo senso civico e morale di base che lo pone in costante contraddizione con la sua indole da libertino e da “fuorilegge”. 

Viene espulso dalla prestigiosa scuola di Pencey  a causa dei pessimi voti e a quel punto gli pare d’essersi finalmente sbarazzato di tutti gli odiosi professori, i prepotenti compagni di classe e di stanza e di tutte le noiose persone che gli vorticavano attorno, per poi accorgersi però che forse è proprio quella massa indistinta di nomi, persone e volti – dei  quali continuamente rievoca aneddoti e vicende – che gli manca di più.

Al culmine del suo vagabondare in una notte Newyorkese qualunque, dove da nessuna parte c’è posto per lui, ritrova il senso di appartenenza alla propria famiglia e – ancora più profondamente alla propria vita –tramite la figura della sorellina Phoebe, che in poche pagine ribalta completamente il racconto oltre che il futuro del giovane Holden.

Holden Caufield è vissuto nella penna di Salinger negli anni sessanta del novecento.

Holden Caufield vive oggi in ogni scuola del mondo nei panni di tanti ragazzi della sua età.

Ci sarà sempre un Holden Caufield da qualche parte nel mondo. 

Se quindi questo libro non è un capolavoro di narrativa, sicuramente ha descritto come probabilmente nessun altro ha fatto, il disagio e l’insoddisfazione propri del giovane che si trova nel limbo contraddittorio fra l’adolescenza e la maturità, il periodo nel quale ci si rende conto che  “ciò che distingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa.” (cit.)


A cura di Marcello D’Onofrio








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