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14 febbraio 2014

Roma città aperta. Alla poesia.


Al Tempio di Adriano Ritratti Di Poesia. Per l’ottava volta; la terza per me: appuntamento fisso febbraiuolo per dare all’inverno una sferzata di calore. 

Arrivo in mezzo al portogues dell'amazzonica Marcia Teophilo e la musicalità da dover tradurre s'intreccia agli occhi stanchi della poesiaincanto di Pierluigi Cappello: versi via Skype. 

Qualche rumore dovuto alla connessione non perfetta disturba il collegamento e fa venire fuori la banda, quella larga che non c’è, l’interconnessione, i link delle cose, la poesia 2.0: ci si può parlare a distanza in versi. Intanto c’è tutto un dietro le quinte da seguire. L’abbraccio con Claudio Damiani e Nicola Bultrini, i sorrisi misti a tweet con Luigia Sorrentino - tra una sigaretta e la pioggia – e Omar Ghiani, Vincenzo Mascolo sempre attento a coordinare gl’interventi e l’amorevoli fugaci occhiate alla moglie. Una telecamerina riprende dall’alto Marco Petrella mentre i ritratti li fa davvero: di poesia e dei poeti. A fumetti si legge meglio e di più.



La maratona continua dalla mattina, quando è stato assegnato anche il Premio della Fondazione Roma a Giampiero Neri. Tocca alla dolce meridionalitá pordenonese di Gian Mario Villalta confondere confini e labilità: “Ho aspettato la fine della giornata, e la stanzhezza/ per accostarmi a questa terra/ e non ho portato fiori,/ perché li ha fatti la terra, i fiori, e se li prenda./ Ti ho portato le mani, le ho posate/ su questa terra squadrato, perchè le mani/ le ha fatte nostra madre e non possiamo renderle”. 


Poi la magia del francese di Nathalie Riera a non dimenticare che “orgasme” è universale e musicale, eppure un verso lo ricorda. Il cileno Santiago Elordi esordisce con la telecamera a riprendersi, a prendersi di nuovo qualcosa, qualche sé, e poi il vietnamita Nguyen Chi – Trung che con qualche affanno si guarda attorno - colonnato imponente: con quel tono e quel corpo sembra scendere dall’Elicona. Dalle tre lingue straniere all’idioma capitolino coi poeti der trullo. Che non si fanno vedere, ma si toccano sottraendosi allo sguardo perché ti appaiono solo nel verso, nel verso della poesia. I sociologi grossi grossi direbbero: nella società dell’immagine si palesano come atto rivoluzionario di mediatizzazione e antimediatizzazione. Una parola sola: bravi (se belli non si sa). Così, veraci e presentissimi. 

Infine arriva Lello Voce (che aveva presentato i poeti del trullo), un cognome un destino, unisce musica e poesia, spariglia le carte di versi, le performa. È poesia? È musica? È canto? È arte? È una domanda? “Così non va, così non va... in nome di Dio per liberarsi di Dio si muore per il solo gusto di farlo e sentirsi anche solo per un attimo Dio e io che qui trafitto stringo al petto tutto il mio disfatto me straccio il contratto e già tremo nel tirare il dado credetemi vedrete che alla fine della fine saremo colpevoli nostro malgrado e ci saranno fiumi inutili di sangue e inchiostro mostri perché così non dura, non dura, non dura...”. 



Faccio in tempo a gustare la vita di Edith Piaf: "Cerco sempre l'amore, per questo canto". Marina Benedetto è incantevole e il suo racconto s’incastona perfettamente con le sezioni audio e video dell’omaggio.

Mi perdo Zagajewski (Premio internazionale Fondazione Roma), ho assistito solo a un quarto dell’intera kermesse, ma la vittoria resta al tempio di Adriano. 



Fuori non piove più.

A cura di Simone Di Biasio, seguitelo sul suo Giornalismo po'-etico




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