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20 febbraio 2014

Oltre il muro


Lo scorso Ottobre c’è stata la cerimonia per l’assegnazione del premio Nobel per la Letteratura; il libro di cui tratta questa recensione tuttavia, Il Muro (1939) è stato scritto da un autore che invece il Nobel, nel 1964, l’ha rifiutato. 

Jean Paul Sartre, filosofo e scrittore esistenzialista, ha esplorato nei racconti de Il Muro l’esistenza di personaggi ai limiti, descritti con tutti i peculiari tratti distintivi dell’uomo, i dettagli, invisibili agli occhi dei più ma che cuciti insieme fanno la persona, visibile a tutti. 

Il muro, contro il muro si scontra l’esistenzialismo di Sartre, impersonato da un condannato a morte, come uno strenuo tentativo di salvezza dall’ipocrisia del mondo e della vita, vissuta con superficialità quando ne si ha la totalità a disposizione, ma che diventa preziosa anche nel misero specchio di due ore quando queste sono le ultime che rimangono. Il muro è la morte che, nella cella del condannato, si fa vera nei pochi oggetti che lo circondano, questi appaiono meno definiti e tutto ricorda la fine, come se fosse normale che “uomini avessero libero arbitrio sulla vita di altri uomini”.

La camera, con l’aria pesante e misteriosa all’interno della quale si cela la pazzia, silenziosa e diversa, che vive nella mente di Pietro – ragazzo schizofrenico – dal quale il mondo normale prende le distanze; un mondo popolato da uomini che mormorano e giudicano certi di essere dalla parte del vero, perché dopotutto la pazzia non è come un cancro o una tubercolosi da cui si può sempre fare astrazione quando si vuol giudicare un uomo qual è in se stesso (cit.), ma viene vista piuttosto con ripugnanza, e verso esseri ripugnanti non si può che provare compassione e orrore.

Erostrato, un uomo sfiancato dall’inevitabile routine e dalla pochezza della gente che lo circonda, si ritrova a guardare i suoi simili sotto una luce diversa che richiama le osservazioni di Vitangelo Moscarda in Uno, nessuno e centomila (Pirandello, 1926), fino a scoprire quanto la realtà sia alterata, contraffatta e falsificata dai modi di ciascuno; unica e drastica soluzione è lo sterminio, fino a veder però se stessi annientati.

Infanzia di un capo tratta il periodo dell’infanzia, probabilmente la fase più traumatica per ognuno, con le problematiche legate alla sessualità, al rapporto genitoriale e la formazione di una coscienza che sfociano nell’inevitabile e variopinto caos adolescenziale.

Piuttosto che una raccolta di racconti, Il Muro è un saggio sulle sfaccettature estreme che l’uomo può assumere in taluni casi della vita, quando questa si addentra in certi meandri sconosciuti, quelli dove l’uomo non osa addentrarsi perché troppo sicuro della sua “normalità” per metterla in discussione.


A cura di Marcello D’Onofrio


Il muro di Jean-Paul Sartre, Einaudi, 254 pagg, 10,50 euro