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6 febbraio 2014

Estremamente giusto

La prima impressione conta molto nella vita, ma nella vita conta soprattutto che è importante saper cambiare idea e nemmeno esserne troppo convinti. Insomma ci si muove ordinatamente secondo un piano personale, disordinato per chi non fa programmi, ma comunque un piano, sì molto intricato. Non mi ricordo dove ho sentito una frase che recita più o meno così “Siamo tutti spiegabili ma non facilmente districabili”.  

Quando ho sfogliato per la prima volta “l’estremamente magico” di Rolando Alberti (a cura di Enrico Medda e Guglielmo Fiamma per Miraggi Edizioni) avevo qualche nota affascinante su questo poeta sconosciuto, e un grande sentimento di abbandono a priori, nei confronti di un titolo che prometteva di sorprendere tanta gente ma forse me nel particolare: non mi pensavo l’eletta, ma quella capitata nel momento giusto col libro giusto tra le mani. Poi, ho avuto paura, solo alla fine ho capito, anche la mia paura.

Rolando Alberti è un poeta, e potrebbe essere tranquillamente associato a quella sfilza di nomi che al liceo abbiamo trovato nell’indice del libro di letteratura, anche perché a tratti mi ha ricordato la difficoltà sintattica e semantica che racchiudevano tutte quelle poesie lunghissime, e il grande fascino che subivo di fronte ai testi più brevi ma pieni di parole strane e succose di Montale. Non deve sembrarvi azzardato il seppur lieve paragone, perché quei poeti fanno viaggiare e “l’estremamente magico” è esattamente la meta, la ricerca, il gusto e il divenire. 

Poesia dopo poesia era un battito aggiunto a quello del mondo, un’armonia in climax ascendente, piena di stupore e gratitudine: “Dalla fronda dell’albero scesi uomo./Dinanzi a me, esseri simili, li vidi./ Chiedendo del mio male che di fronte avevo,/ nessuno però ebbe il coraggio/ di costruire una risposta. […] (Passaggio). Ma anche di ricerca nuda e incantata, forte e coraggiosa, persa e fiduciosa.  

Una cosa che mi aveva chiaramente colpito della storia di Rolando Alberti, è anche che come la maggior parte dei poeti, sì, ha sempre scritto, ma come per pochi il suo stile è rimasto quasi intatto, dando al bambino che era la forma di un prodigio e all’adulto che è la delicatezza spersa e luminosa del bambino. In certi versi poi, quel bambino era un uomo, come è uomo chi sa quello che ha fatto e non per forza dall’inizio: “Ho penetrato il tuo sguardo/ entrando nella tua anima/ […] e là, nella mia eternità/ aleggiava la tua anima”. In questo modo anche le parole meno gentili risultano giuste, e la spinta verso altri corpi appare, senza drammi, il respiro migliore: “Osservare un corpo femminile è bello/ averlo è ancora meglio/ ma esserne desiderati è l’oblio dei sensi/[…] come la vanità cerca una risposta/ io cerco te per chiederti se sono bello”

Ho sorriso, spesso, mentre mi immergevo nei versi, commossa anche dalle dichiarazioni fatte alla fine del libro negli stralci di intervista a cura di Guglielmo Fiamma. E l’ho ritrovato, come ritrovi un amico nei racconti che ti fanno di lui, o chi ami nelle cose che per gli altri sono imbarazzanti, e tu invece ci vedi proprio la sua firma; l’ho riconosciuto come quando ti arrabbi e poi riconosci te stesso. 

Potrei continuare a dichiarare amore a questo libro, e l’unica cosa che rischierei è di far provare la mia stessa paura iniziale: trovare un mondo descritto con le parole, in cui due cose s’affacciano complete, l’individuo e l’universo. 

La prima sua poesia che ho conosciuto mi ha dato una risposta e l’ultima mi ha chiesto cose che saprò e non saprò, sempre. 


Ah, posso spifferarvi che fino a San Valentino, Miraggi fa grandi regali? L’ho detto. 

Buona lettura.

A cura di Martina Rosella




L'estremamente magico di Rolando Alberti, Miraggi Edizioni,  112 pagg, 12 euro


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