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8 febbraio 2014

Che quantità di amore vuoi?


Dice: “L’amore non mi basta”. “Cos’altro vuoi? Un pezzo di formaggio e tre etti di prosciutto crudo?”.  Che l’amore non basti per vivere dovrebbe essere l’appunto noto. Che la poesia non basti per vivere dovrebbe essere, appunto, un altro appunto noto. Vai a spiegarlo a chi crede all’esclusiva dei due cuori e una capanna, per giunta con l’affitto da pagare. 

Che quantità d’amore vuoi, si chiede senza punto interrogativo il poeta Giuseppe Pollicelli. Romano nato a Roma nel 1974. L’anno in cui, il 31 marzo, allo Stadio Olimpico della Capitale le fazioni bestie, già tifosi del calcio, si scontravano a mani armate provocando 41 feriti. L’anno in cui, il 25 giugno, Indro Montanelli fonda Il Giornale Nuovo. L’anno in cui Iva Zanicchi vince Sanremo con Ciao cara come stai? e sulla rete statunitense ABC debutta la serie televisiva Happy Days. E Pollicelli sembra essere proprio uno dei protagonisti della serie: giubbotto nero di pelle, camicia abbottonata prima della fine del collo, baffi eleganti e sguardo come a dire “vieni con me, ti porto a fare il giro delle stelle”. Almeno è così che appare nella foto stampata sulla copertina. 

Che quantità d’amore vuoi, dice. E aggiunge: poesie sulle passioni, sul sesso e in definitiva sulla vita. Ah,  dico: ah la vita. La vita che dà e toglie: dà passione, e quindi sesso; dà vita, e quindi passione. E toglie passione e sesso quando accogli la noia. Raccontare il sesso non è semplice. Così come raccontare la passione, l’amore. Ricordo ancora quel mio amico poeta che durante la presentazione del suo primo libro ricorda che “l’amore andrebbe raccontato a ottant’anni”. 

Ricordo e vado avanti, così: “Una lunga fila di scarpe / nel mobile / Quelle che ho ai piedi /sono tue”. Si apre la raccolta. Si apre con questo Haiku (ce ne sono tantissimi altri nel mezzo). Tre versi regolamentati dall’immagine di un uomo che non è poi tanto uomo se ai piedi a un paio di scarpe da donna. Da donna? Credo sia così. 
“Corro per strada come un forsennato / amante di videocassette porno / con gli occhi come spilli da tortura / e, pregustando già futuri sensi / di colpa, incontro gli occhi di una donna / più neri della sua pelle africana…”. Da donna? Sì. Il poeta dice di correre per strada. Forse sta scappando, forse vuole arrivare primo. Arriva su una strada buia di Roma. C’è una prostituta che lo aspetta. O forse non lo aspetta ma lui non lo sa. È africana, dice. Un motto, una visione che compare pure in altre poesie. La donna africana, la prostituta che ride “perché ti ho pagata”. “Mentre Pietralata, intorno, dorme?”. 

“Per darmi un tono / fumo una sigaretta / da solo”. Dice: “Mi basta”.

A cura di Daniele Campanari, seguitelo sul suo blog


Che quantità d’amore vuoi. Poesie sulle passioni, sul sesso e in definitiva sulla vita di Giuseppe Pollicelli, Coniglio Editore, 94 pagg, 10 euro 




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