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31 gennaio 2014

Pirandello non va più a teatro


C’è un teatro a Como dove Luigi Pirandello amava esibirsi e portare al grande pubblico le sue fatiche di drammaturgo.

C’era un teatro perché il Politeama di Como, dal duemilacinque, non funziona più; come tante fatiscenti strutture che in Italia appartengono a istruzione (Università), arte (Teatri) e cultura (siti archeologici), rimane un pezzo di storia  bloccato ormai da quasi dieci anni.

Einaudi, quasi a voler ovviare a questa situazione, assicura alle librerie per quattro anni (la ristampa è assicurata dal 2012 al 2015) un capolavoro di Pirandello che però col teatro non c’entra nulla: l’immortale Uno, nessuno e centomila, datato 1926. 

E’ un libro del quale se ne è parlato tanto eppure mai abbastanza, perché il fu Pirandello in questo romanzo ha esaminato con la cura di un filosofo l’individuo, e il lettore converrà con me nel sostenere che l’individuo, “uomo”, sia quanto di più curioso esista a questo mondo.

Si potrebbe dire che il caro Vitangelo Moscarda, protagonista del racconto, è come un malato mentale che una mattina si rende conto della propria aberrazione; inutile dire che si trova proiettato verso un mondo dove tutto non è come prima e realizza che in realtà lui stesso non era per gli altri quello che finora, dentro di lui s’era figurato d’essere (cit.), ovvero che lui è per se stesso un estraneo così come sua moglie, che sosteneva di conoscere ormai, un’estranea anch’essa.

Pirandello ha sondato, forse inconsapevolmente, temi che vanno ben oltre la narrativa e si è ritrovato a precipitare in concetti di psichiatria che saranno concepiti almeno trent’anni dopo con Ronald Laing (L’io diviso, 1959), e a descriverli con la chiarezza di chi, quelle situazioni e quello sconcerto, lo hanno vissuto in prima persona.

Sembra quasi che Pirandello stesso, ad un certo punto della sua vita si sia guardato allo specchio ed, emulando il protagonista del suo racconto, si sia accorto di una lieve pendenza del suo naso; da questo piccolo dettaglio svelato si è poi aperta la fantastica presa di coscienza di quello che un uomo rappresenta per il mondo e viceversa, smontando tutti i preconcetti di cui la gente vive e che solitamente dipinge sul volto delle persone che gli vorticano attorno.

E leggendo Uno, nessuno e centomila, viene da pensare che forse vale davvero la pena ribaltare i canoni, i modi di vedere e tutti i pregiudizi che abbiamo, per rivalutare le persone che siamo convinti di conoscere, compresi noi stessi, perché potrebbe veramente aprircisi un mondo.

A cura di Marcello D’Onofrio


Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, Einaudi, 229 pagg, 8,50 euro





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