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16 gennaio 2014

Lo Spirito di Central City


Una città tetra, buia, che ricorda molto Ghotma City come atmosfera. Una città in cui sembra sempre ci sia l'inverno, la luce fa fatica a farsi strada tra i palazzi e la criminalità mette a dura prova la polizia. Una città che però ha il suo fascino da donna non più giovane, ma attraente, che sa farsi odiare, ma anche amare, che ha un suo spirito, anzi un suo Spirit. Questa è la Central City disegnata da Will Eisner.

Pubblicata per la prima volta nel 1940 e l'ultima nel 1952, The Spirit è l'opera più famosa e celebrata dell'autore americano, esaltata da fan ed addetti ai lavori. Il protagonista è il criminologo Danny Colt, che a seguito degli esperimenti di un suo nemico, il Dottor Cobra è diventato di fatto immortale. Creduto morto, Colt indossa una maschera, trova un rifugio nel cimitero della sua città e comincia a lottare contro super-criminali e delinquenti comuni.

Durante la sua vita, il super-detective, che vive con le ricompense della polizia, sarà affiancato da un assistente, Sammy (che nella sue versione originale Ebony White ha creato qualche problema all'autore per accuse di razzismo), il commissario Dolan (l'unico che conosce la vera identità di Spirit) e la figlia Ellen, che, neanche a dirlo, è innamorata del protagonista. Già, perché Spirit ha un fascino tutt'altro che leggero e nella sua lotta al crimine non di rado ha degli incontri con belle donne, principalmente dark lady come Sand Saref, ladra ed ex fiamma del giovane Danny Colt, P'Gell, una criminale che cerca di portare l'eroe dalla sua parte seducendolo, Lorelei Lox, una sirena, e Silken Floss, fisica nucleare e chirurgo, in combutta con il dottor Octopus, nemesi del protagonista. 

Tante donne, ma una sola è realmente amata da Spirit, la sua città, che il detective adora e considera come una madre, una buona madre, ed una perfetta amante. Una donna da proteggere e che lo protegge, in questa continua favola noir, un po' ironica (in alcuni punti quasi caricaturale) ed un po' fantasy in cui Spirit rappresenta più i buoni sentimenti che un vero e proprio super-eroe.

Le storie di Spirit sono solitamente composte da sette pagine di vignette, con uno stile di disegno più o meno coerente, ma tutt'altro che fisso. In alcune strisce il protagonista appare quasi di sfuggita o solo come narratore che ricorda/racconta una storia o come uno spettatore che vi assiste. Lo stile usato da Eisner in The Spirit ha fatto scuola per le successive generazioni di fumettisti e non solo: se vi capitasse, ad esempio, di leggere le strisce in cui Colt lotta contro il dottor Octopus, non vi sarebbe difficile notare alcune somiglianze con i film di 007 nelle “inquadrature” ad Ernst Stavro Blofeld.

Come ho detto, Eisner ha smesso di scrivere le storie di The Spirit nel 1952, ma da allora i diritti sono stati acquisiti dalla DC Comics, che ne ha ripubblicate le strisce diverse volte e successivamente affidato lo sviluppo del personaggio ad altri autori. In Italia i diritti di distribuzione delle storie originali sono detenuti dalla Kappa Edizioni, mentre le nuove storie sono pubblicate dalla Panini Comics.

Non manca, in quest'epoca di film tratti da fumetti, una trasposizione cinematografica di The Spirit. In “The Spirit” il regista Frank Miller rimescola un po' le carte ed ottiene un film cupo, ironico, decisamente caricaturale e molto particolare. L'aspetto più interessante del film è la fotografia, molto teatrale, anche per le scenografie decisamente spartane: in quasi tutto il film si ha quasi l'impressione che i protagonisti si muovano su un palcoscenico di cartone con una sola luce occhio di bue puntata su di loro. Mi ha sorpreso molto (positivamente) l'interpretazione di Samuel L. Jackson di un completamente folle dottor Octopus... e, se vi parlo di lui e non di Scarlett Johansson nei panni di Silken Floss, potete scommettere che mi ha colpito sul serio.



Il film tuttavia non ha riscosso molto successo, forse perché si discosta un po' dal fumetto o per le scene un po' troppo esplicite che hanno allontanato il pubblico più giovane dalle sale o forse per questa impostazione quasi cartoonesca delle riprese. Io direi che film e fumetto vivono di due fascini diversi.

Per chi volesse dare un'occhiata alle tavole di Eisner senza compare i costosi ed ingombranti volumi di archivio della Kappa Edizioni (per altro di non semplice reperibilità), consiglio la raccolta “The best of Spirit – Storie della mia città”), con l'introduzione di Neil Gaiman.

Buon fumetto a tutti.

A cura di Diego Rosato








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