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20 gennaio 2014

ESSERE POETA NON VUOL DIRE ESSERE AUTORE


I poeti contemporanei, sfondo arancione con tredici nomi elencati sulla quarta di copertina (che in realtà è la copertina, ma non sembra) e sul retro le belle frasi d’effetto di Elio Pecora e il prezzo: ventitré euro.

Il nome di ogni autore anticipa una breve auto-descrizione di sé che con spavalderia vanta fenomenali attitudini nei campi di letteratura, filosofia e arti in genere oltre che gloriose pubblicazioni in self publishing o tramite la ormai spopolata editoria a pagamento.

Di seguito i versi si susseguono, medioevali e scontati, pur con qualche sprazzo di originalità ma sembra di assistere alla proiezione di un film tratto da un romanzo che abbiamo già letto: la poesia intitolata “autunno” parla delle foglie colorate che cadono dai rami nella loro dolce danza; “mare”  decanta con baroccheggianti modi il luccichio delle onde all’orizzonte e così via. 

A questo punto mi innervosisco se penso alle peripezie che ha dovuto passare un allora sedicenne Arthur Rimbaud per far pubblicare, tramite l’amico Verlaine, dei versi che avrebbero scioccato la poesia mondiale per sempre, avendo ora davanti una raccolta di cosiddetti poeti contemporanei che con qualche centinaia di euro e una pacca sulla spalla hanno visto i loro versi navigati impressi su pagina stampata.

Essere poeta non vuol dire essere autore, perché la poesia non andrebbe mai commercializzata, piuttosto andrebbe diffusa.

Mi verrebbe da dire che è una forma d’arte troppo nobile per creare mercato, ma il fatto è questo: la poesia si legge poco perché richiede impegno, dedizione e tempo, e se – ammesso che circolasse – è questa la poesia che circola oggi, nel duemilaquattordici, beh allora sarebbe meglio evitare di mettere sul mercato libri come questo che comunque finiscono nel dimenticatoio visto che di queste raccolte alla fiera della piccola e media editoria di Roma (PiùLibri Piùliberi) non ce n’era nemmeno l’ombra. 

A questo punto cadono miseramente i propositi di far conoscere a molti la poesia dei tanti poeti contemporanei e si riduce tutto ad una semplice e brutale operazione di mercato.

La poesia deve scioccare, ed io non sono stato affatto scioccato da questa raccolta, o meglio lo sono stato, ma non nell’accezione positiva del termine.



A cura di Marcello D’Onofrio




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