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15 gennaio 2014

E che biennale della fotografia sia!


Sta finendo una giornata lavorativa, do un’occhiata a Facebook e tra le solite frasi fatte e proteste contro la casta dei politici, trovo una notizia che salta subito ai miei occhi: “Biennale della Fotografia a Torino a cura dell’on. Vittorio Sgarbi”.

Ecco, leggendo subito il nome di Sgarbi un brivido freddo percorre la mia schiena.

Sgarbi è un uomo paradossale a mio avviso: una persona di grande cultura ed una vasta conoscenza che non disdegna invettive ovine con quelli che hanno la sfortuna di pensarla diversamente da lui.

Oltre a Sgarbi, nell’organizzazione, si trova anche il nome di Giorgio Piero Grasso, noto critico d’arte e (scopro dopo una breve ricerca) anche ex assessore di Sgarbi (sigh).

Il grosso delle informazioni si trovano sul sito web della Biennale. Un portale davvero ben fatto dove non manca una citazione di Cartier Bresson  che diventerà, dopo la porn food photography ed i selfie delle star, il must dei prossimi post di Facebook.

Spulcio il sito cercando di capire che evento sia, c’è il patrocinio di tutte le istituzioni e poi come media partner c’è nientepopodimenoche Il Corriere della Sera. Continuo a navigare e trovo tra gli ospiti risalta anche Anna di Prospero, una fotografa di talento e mia conterranea.

Il mio scetticismo comunque è sempre presente, nonostante trovi tra i giurati Gianni Berengo Gardin e lo storico Carlo Arturo Quintavalle, che si troverà impegnato a visionare migliaia di foto di aspiranti artisti o presunti tali.

Poi leggo il regolamento e scendo nello sconforto, chiunque può partecipare alla biennale, basta che sia cittadino italiano (e se fossi un qualsiasi cittadino europeo studente di una prestigiosa scuola d’arte?), appassionato di fotografia, e pagare la quota di 350 euro (in modo di rendere l’evento autonomo). Mi ricorda vagamente un certo affaire che offre solo possibilità a pagamento.


In Italia esistono diversi eventi legati alla fotografia, si va dal Festival Internazionale della Fotografia di Roma o Fotografia Europea di Reggio Emilia. Per non parlare del festival Occhi Rossi, dove c’è la partecipazione decantata da Grasso sul sito della Biennale.

La mia sensazione è che la fotografia, grazie al digitale, sia diventata di moda ed ognuno voglia cavalcare l’onda. I produttori di attrezzatura sparando modelli nuovi ogni 2 mesi, fotografi che si riciclano come insegnanti e dispensatori di corsi di fotografia che hanno l'unico scopo di guadagnare dal trend del momento.

E la domande nasce spontanea: andrò alla Biennale a maggio? Cero che sì! 

A cura di Claudio Turetta 



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