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8 gennaio 2014

E' ancora beat generation


Da qualche anno a questa parte pare che si muova, silenziosa e impalpabile, una ricerca che va a ritroso nel tempo di una cinquantina d’anni a pescare sprazzi di vita del ventennio 50’-60’, quello che oggi definiamo Beat Generation, e che allora non era altro che voglia di dimenticare lo scempio della seconda guerra mondiale. 

E’ del 2012 il film On the Road, trasposizione cinematografica del romanzo di J. Kerouac;  è del 2013 il film Kill your darlings, pellicola che tratta invece i fatti antecedenti il putiferio folle e beat scaturito in On the Road. Numerose pubblicazioni hanno inoltre recentemente ridato anima agli scritti dei più allucinati scrittori di tutti i tempi quali erano Kerouac, A. Ginsberg e W. Burroughs.

Tristessa (1960), racconto semisconosciuto di J. Kerouac e riproposto oggi, irrompe nel ventunesimo secolo con le sue follie alla morfina, le notti messicane e racconta l’amore per una donna o forse l’amore per l’amore stesso che prende le sembianze di Tristessa, giovane india con misteriosi occhi (cit.). Con lei Kerouac esplora certi meandri della vita ai limiti, specchiandosi nelle pozzanghere latostrada delle periferie del Messico – povero e logoro –  e ne disegna tropicali e sensuali visioni di donne, povertà e realtà tossiche da endovena.

E’ un viaggio allucinato in una fumosa notte dai fumosi sogni, ottanta pagine zigzagando sul margine dell’esistenza con la folle speranza dell’amore che verrà ricambiato o che Dio cancellerà ogni cosa di quello scempio chiamato vita o ancora che l’astinenza si trasformi in gelosia d’amore.

Leggendo non si può fare altro che restare, come lo scrittore stesso, in attesa del mio Nirvana o della mia Tristessa (cit.) e calarsi anima corpo e mente fra le parole di un innamorato e della sua tragica e semplice idea dell’amore, desiderando un bacio, il più lieve e delicato del mondo, che voglia dire felicità.


A cura di Marcello D’Onofrio


Tristessa di Jack Kerouac, Oscar Mondadori,  104 pagg, 10 euro



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