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14 gennaio 2014

De Angelis e la poesia dei “Millimetri”, ovvero “dove eravamo già stati”



Sono trascorsi trent’anni di Millimetri. Una unità di misura infinitamente piccola per definire l’infinitamente grande. Milo De Angelis - è scritto nella prefazione al libro ridato alle stampe da “Il Saggiatore” - “stravolse” i lettori nel 1983.

L’unico errore, se così può definirsi, sta solo qui, perché trent’anni dopo e infiniti Millimetri cresciuti o che non tengono il passo del metro, le parole restano ancora “oscure ma necessarie”. 

Tutto come prima? Perché, pensiamo qualcosa sia cambiato? La sua poesia, quella di De Angelis, sicuramente. La nostra realtà può dirsi invece di certo ancora ancorata a “quel silenzio frontale dove eravamo/ già stati”, quel punto in cui “in noi” o “nei pazzi giungerà l’universo”. Un libro del tempo sul tempo: “Chi genera il tempo/ ha il volto arato e con pazienza ripete/ che noi ubbidiamo”. Versi ripetuti, non ripetitivi, ma ripetitori: “un calendario in sangue di cicogna” ricevono sia “le mani, a mezzaluna” che “un timone della goccia”

“Prendete allora/ ciò che nel devo si inarca” e non spaventatevi del sostantivo dovere se “alcuni parleranno/ o forse tutti/ quei bagnini ciechi parleranno,/ estratti a sorte/ da chi li maledisse/ e poi concepiti e poi/ basta, basta per/ sempre, e poi i poeti”.


E poi i poeti? “Ore e ore sotto la terra/ che alla fine diventò corridoio/ e sorella della canizie e stipendio/ di un’alba troppo grande”. Questa raccolta ha venature minerali preziose, compresi i quadrettini delle prime stesure a macchina di parte dei 29 componimenti di De Angelis, gigante buono della poesia italiana contemporanea con una meticolosa attenzione alle giovani leve, a lievi nuovi versi.


“Hai scelto nel gatto/ quei miagolii che/ non lo fanno apposta!”: bella, ma non l’ho capita. E mi consola perché non l’ho detto neanche solo io, ma pure Filippo La Porta: “Non sempre le capisco le poesie, però magari mi piacciono!”. Non si dica che non capita, capite. Miracolo. 

Nella postfazione Aldo Nove e Giuseppe Genna rivelano di aver letto queste poesie a sedici anni (“la poesia è una malattia della mente”, così: giusto per ricordarlo) “ad alta voce sul pullman, al mattino presto, andando al liceo”. E qualche compagno non reagiva? “C’era chi ripeteva i versi che leggevo, chi diceva che erano pazzeschi, che la poesia è una cosa pazzesca”. Forse c’è “una corrispondenza sorprendente, isotopi della stessa sostanza: nella musica dei Krafwerk, in certo cinema di Lynch, nella pittura consegnatami da Mark Rothko“. Per me questa riedizione è una prima edizione, come per tutta la mia generazione: una prima benedizione. “Così sia”.

A cura di Simone Di Biasio


Millimetri di Milo De Angelis, Il Saggiatore, 64 pagg, 12 euro


Il libro ci è stato inviato dall'ufficio stampa della casa editrice.


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