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3 gennaio 2014

BLACKOUT-Domani è troppo tardi di Marc Elsberg


Un essere umano può sopravvivere senz'acqua da tre a dieci giorni, a seconda dell'età e delle condizioni fisiche. Quanto potrebbe resistere la società occidentale senza energia elettrica? Dopo quanti giorni fame, sete e freddo inizierebbero a sgretolare la nostra facciata civile?

Nello scenario immaginato da Marc Elsberg nel suo romanzo non si supera la settimana, ma l'autore ammette di essere stato “ottimista” per ragioni letterarie. Non è la prima volta che affronto l'argomento e, come l'uomo chiave di Blackout l'hacker italiano Piero Manzano, intendo dimostrare pari tenacia e costanza nel predicare la massima attenzione nei confronti della sicurezza informatica.

Blackout non è altro che una diversa declinazione di quanto già teorizzato da Mark Russinovich in Zero Day e in Trojan Horse, mentre l'autore Marc Elsberg, che di nazionalità è austriaca quindi di lingua madre tedesca, viene definito il nuovo Frank Schätzing .

Il romanzo ha inizio in Italia, perchè il nostro paese è, insieme alla Svezia, l'unico ad avere già completamente adottato i contatori elettronici. Per la serie non ne facciamo mai una giusta anche quando siamo migliori degli altri. L'autore tuttavia non esprime alcun giudizio e non critica nessuno, anzi è quanto di più polite e multietnico si possa immaginare e credo che uno dei suoi obiettivi sia proprio dimostrare che non esistono più né confini, né differenze razziali. L'essere umano può essere buono o cattivo indipendentemente da religione, razza o ceto sociale, le catastrofi non fanno distinzioni e non risparmiano nessuno e i confini nazionali nulla possono contro, ad esempio, una nube radioattiva.

Sono consapevole di non essere un'esperta informatica (il che mi dispiace soprattutto per il fatto di non avere le conoscenze sufficienti per dare una controllatina al mio PC) comunque non ho ragione di dubitare che i virus  di tipo Trojan Horse esistano e che possano essere molto pericolosi. 

Ho visto il romanzo di Elsberg classificato anche come “horror” e, dopo averci riflettuto, devo ammettere che la definizione ci sta: mette i brividi pensare che un'apparentemente innocua pagina web, pubblicizzante ad esempio una vacanza, possa essere il veicolo attraverso il quale un worm s'installi nel computer di un annoiato dipendente di un'azienda “sensibile” e da qui migri nel server centrale per rubare e inviare informazioni (password, dettagli sulle reti informatiche e sugli hardware utilizzati, ecc, ecc,). 

Cosa dire poi del fatto che “qualcuno”, sfruttando la presenza sul PC di programmi come Skype, potrebbe poi avviare, a  insaputa dell'utente, la webcam e il microfono per  spiarlo. Ma ciò che è ancor più terrificante è che non è necessario che il worm compia delle azioni distruttive eclatanti. Avete presente le malattie autoimmuni, quelle in cui il sistema che dovrebbe proteggere la salute del corpo impazzisce e uccide le cellule sane invece che quelle malate? Più o meno è la stessa cosa. Basta un'informazione sbagliata e i sistemi di sicurezza si rivelano un'arma a doppio taglio scatenando una reazione a catena dagli esiti imprevedibili. 

Lo stesso autore avverte che lo scenario ipotizzato è solo UNO dei tanti possibili, perchè TUTTI i sistemi moderni funzionano elettronicamente. Ho sperimentato personalmente le conseguenze di un blackout di qualche ora solo pochi giorni fa e il mio primo pensiero è stato “meglio senza energia elettrica, che senz'acqua”. 

Purtroppo nel caso di un blackout generale, come quello ipotizzato da Elsberg, non ci sarebbe più nemmeno l'acqua, né tanto meno i telefoni e nemmeno tutte le comodità che ormai diamo per scontate. L'autore mette in guardia da coloro che affermano che “certi guasti sono impossibili” ricordando di aver dovuto adattare più volte la trama, la cui prima bozza è del 2009, a seguito d'incidenti che in primis erano stati giudicati irrealizzabili (in particolare  il virus stuxnet nel 2010 e la catastrofe di Fukushima), cita inoltre un precedente cinematografico Die Hard 4.0 (http://www.mymovies.it/film/2007/diehard/) a suo tempo giudicato un vaneggiamento catastrofista, ma rivelatosi quasi profetico tre anni dopo con stuxnet

L'happy end (o quasi, se sorvoliamo sulla scia di cadaveri che il blackout si lascia dietro, e probabilmente anche davanti a causa delle fughe radioattive) è nelle mani di un italiano, un hacker white hat, o etico, il cui scopo non è intrufolarsi nei sistemi per compiere furti o atti di vandalismo (hackers black hat), bensì per testarne la vulnerabilità e di conseguenza implementarne la sicurezza. 

L'italiano è aiutato da due donne, una reporter della CNN e una svedese impiegata a Bruxelles in un ufficio della Comunità Europea. Intorno a loro si muove un gruppo multietnico, anche se composto prevalentemente da tedeschi e francesi, suddiviso tra agenti di polizia, dirigenti dell'Europol, tecnici delle centrali e delle ditte di software interessate, civili, in particolare famigliari di alcuni dei protagonisti principali, oltre ovviamente ai colpevoli. 

Le conseguenze del blackout sono meno astruse di quanto si creda e l'autore sottolinea che si tratta per lo più di dati ricavati da un rapporto consultabile sull'homepage del Ministero degli interni della Repubblica Federale Tedesca intitolato “Precarietà e vulnerabilità delle società moderne, sull'esempio di un blackout di lunga durata e vaste proporzioni”, mentre le scene ambientate in ospedale sono ispirate ai resoconti dei giorni immediatamente seguenti all'uragano Katrina del 2005. 

Per fortuna Elsberg afferma anche di aver volutamente alterato molti dettagli tecnici per non incoraggiare eventuali atti terroristici. Spero ardentemente che sia vero e che non dovremo mai affrontare un simile scenario, ma essere consapevoli di cosa potrebbe accadere è un dovere.

A cura di Claudia Peduzzi


Blackout di Marc Elsberg, Nord, 627 pagg, 18,60 euro, 8,99 euro in formato Kindle

Voto: 9\10




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