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27 gennaio 2014

27 gennaio, la Memoria dei versi e lacrime invisibili


Invisibili

“Oggi è 27 gennaio”. Dice: “E ieri era 26 e domani sarà 28”. “Non sai cosa è successo il 27 gennaio 1945?”. Dice: “Che è successo?”. “Uomini, donne e bambini ebrei sono stati liberati dal campo di concentramento di Auschwitz”. 

27 gennaio di ogni anno dopo il 1945, Giorno della Memoria con la gì e la emme maiuscola. Giorno della Memoria perché l’apertura dei cancelli, a opera dell’Armata Russa, del campo di sterminio di Auschwitz va ricordato, mantenuto eretto nella mente di ognuno affinché non si ripetano mai più i fatti accaduti in quella seconda guerra mondiale, affinché gli uomini non uccidano altri uomini come fosse il gioco, la giustizia, l’onore. 

Testimonianze dirette di quel giorno, di quei giorni sono state estratte e condivise. Così come la crudezza delle lacrime invisibili fotografate che manco sforzandosi rigavano i volti. Il 27 gennaio 2014 si ricorda, si rivisita, si racconta, si raccoglie tutto ciò che sappiamo, tutto ciò che è stato versato.

DA AUSCHWITZ 

Che porte enormi e pesanti!
Un odore strano, tenace
Fievole ma persistente… Un disinfettante potente.
‘Restate attorno al punto della doccia.’
Aspetta l’acqua. Non pensare alla folla.
Non notano la tua umiliazione.
Non distinguono la tua testa rasata da tutto il resto!
Mio Dio!… Stanno chiudendo quelle maledette enormi porte!
Perché?… Non può essere!
No, fra un minuto arriverà l’acqua.
Non piangere, sii soltanto paziente,
Presto sarà tutto finito.
C’è un rumore — lassù.
Stanno sollevando una grata.
Tutti gli occhi osservano, sorpresi.
Nessun suono.
Che cosa sono quei cristalli?… Disinfettante secco.
Zolfo!!?
Gas! Gas! Gas! Panico!
Le urla, l’annaspare
Strattoni e mischia.
Il terrore totale del rendersi conto.
Minuti eterni ad arrampicarsi e azzuffarsi.
Dimenticate le famiglie. Istinto di conservazione.
Carne su carne — che afferra e strappa.
Gas, urla, morte… silenzio.

Elizabeth Wyse


LE ARPE DI BIRKENAU
frammento

[…] Le ruote s’affrettano lungo la rotta
spingendo la vittoria del crimine:
trasportano, trasportano la gente al gas,
la gente al crematorio, la gente alla pira cosparsa di benzina.
Il fumo fluttua, denso e immondo…
Qui, uomini bruciano altri uomini.
E sui pali luminosi
brillano i fili tesi.
Queste sono le arpe di Brzezinka,
le arpe di Birkenau.


Zofia Grochowalska-Abramowicz, Birkenau, 1944

A cura di Daniele Campanari



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