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12 dicembre 2013

“Non tornerò mai più in via Angelo Rizzoli”, addio al nipote del fondatore della casa editrice


Così Wikipedia: “Muorì proprio nella Capitale, presso il Policlinico Gemelli, nella serata dell'11 dicembre 2013”. E “muorì” anche il giornalismo, come ha avuto già modo di dire qualcuno in merito al titolo de “Il Giornale” di qualche giorno fa relativamente alla morte di Mandela, nientepopodimenoché “padre” dell’apartheid, mica suo accanito nemico. Ma siamo seri, il momento lo impone. Gli altri titoli:

“Addio a Angelo Rizzoli. L'ex produttore cinematografico coinvolto in numerose vicende giudiziarie è morto a Roma”: Ansa

“Morto l’ex produttore Angelo Rizzoli. Aveva 70 anni ed era ricoverato in ospedale”: Corriere.

“Dall'editoria al cinema fino alle vicende giudiziarie, la storia di Angelo Rizzoli”: Il Messaggero

“È morto Angelo Rizzoli: subì lo "scippo" del Corriere e l'ingiusta carcerazione”: Il Giornale

“È morto a Roma Angelo Rizzoli. L’ex produttore cinematografico, al centro di numerose vicende giudiziarie, è deceduto al Policlinico della Capitale, dove era ricoverato”: La Stampa

“Angelo Rizzoli morto, la moglie: ‘Vicenda giudiziaria gli ha spezzato cuore”: Il Fatto quotidiano

Insomma muore un pezzo di editoria italiana importante. Non a caso chiamato “Angelone”, anche per distinguerlo dall’omonimo nonno, quell’Angelo Rizzoli, colui che diede vita all’impero editoriale. E figlio di Andrea, presidente del gruppo re del mercato culturale italiano degli Anni Settanta. 

A 24 anni era già nel cda Rizzoli. Eppure l’Angelone era molto altro, soprattutto altro. Intanto lottatore indefesso della sclerosi multipla, malattia che lo aveva colpito a 18 anni e per la quale zoppicava, non riusciva ad usare bene il braccio destro e non vedeva dall’occhio sinistro. Il resto è storia, storia d’Italia, e d’italiani in fondo. 

Il Rizzoli cui oggi diamo l’addio ha subito nella vita varie chiamate in giudizio, arresti, che la morte svapora, ma non cancella. Due matrimoni, di cui uno con l’attrice Eleonora Giorgi finito in una separazione milionaria. Era anche un produttore cinematografico (su questo disse: “devo molto anche a Silvio Berlusconi”) con una laurea in Media and Communication alla Columbia University. 

«Sono passato una sola volta in via Angelo Rizzoli, a Milano. Fu un’emozione enorme. Mi trovavo davanti a qualcosa che si chiama Rizzoli, ha sede in via Angelo Rizzoli, è stata costruita da Angelo Rizzoli e io mi chiamo Angelo Rizzoli. Sogno sempre di tornarci da proprietario. Ma Hölderlin diceva: "L’uomo è un dio quando sogna e un pezzente quando riflette". Quando rifletto mi metto il cuore in pace. Non tornerò mai più a Milano. Mai più in via Rizzoli». Lo confessò in una intervista a Sabelli Fioretti. No, a questo punto non ci tornerà. Ma qualcuno al posto suo sì, quantomeno per proseguire la storia italiana dell’editoria e della cultura. Poi chissà qual era il suo libro preferito. 

A cura di Simone Di Basio



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