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15 novembre 2013

QUANDO LEGGERE STEINBECK


Ho conosciuto Steinbeck in un pomeriggio d'estate di 7-8 anni fa. Avevo finito tutto quello che di leggibile era rimasto in casa e, prima di ridurmi a leggere le etichette dei cereali, ho pensato bene di fare un giro sul comodino di mio papà.

Mio padre non è mai stato un gran lettore ed in camera sua trovi sempre gli stessi titoli: Simenon, Camilleri, qualche libro di giornalismo... ma quella volta c'era qualcosa di nuovo sulla pila, un libricino, all'apparenza insignificante, con un titolo da far strabuzzare gli occhi: Furore.

Era una di quelle uscite che accompagnavano il Corriera della Sera con la copertina azzurra e la sovracopertina, triste e noiosa, divelta per lasciare il testo nella sua più completa nudità.

L'ho iniziato e mi sono trasferita sul furgone della famiglia Joad in giro per l'America alla ricerca di un futuro migliore. La desolazione, la fatica e le difficoltà di un gruppo di persone alla ricerca della terra promessa mi è apparso fin da subito molto più vero di tutta quell'ideologia che da sessant'anni a questa parte ci ha sempre indicato gli Stati Uniti come il paese perfetto, il luogo in cui tutti i sogni si potessero avverare.

Adesso dopo 70 anni, Furore torna in versione integrale per Bompiani con una nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni

La nuova pubblicazione cerca di restituire all'opera tutto il valore e il rispetto che merita e sembra perfetta per il momento che stiamo vivendo. 

Ma siamo sicuri che questo sia il tempo giusto? O per un classico, come questo, non esiste data di scadenza?

A cura di Clara Raimondi


Furore di John Steinbeck, Bompiani, 633 pagg, 12 euro




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