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11 novembre 2013

PROTOCOLLO CREMLINO di Marek Halter


Dopo avermi illuminata sul vero significato di Kabbalha e Golem con Il Cabalista di Praga, Marek Halter ha colmato un'altra mia lacuna storica, talmente grande che ho dovuto cercarne conferma su Wikipedia. Non che potesse essere lontanamente possibile che si fosse inventato tutto a fini letterari … non sarebbe nel suo stile! 

Halter è, prima di tutto, un militante per la difesa dei diritti umani, nonché fondatore del Comitato Internazionale per la Pace negoziata in Medio Oriente (1967). I suoi saggi e romanzi - a partire da I follie i re del 1976 dove riassume la sua esperienza in Medio Oriente - sono manifesti contro il razzismo e l'antisemitismo a favore della pace. 

Pur avendo la massima fiducia nelle capacità degli scrittori di inventare personaggi d'indicibile crudeltà, la realtà vince sempre sulla fantasia. Se Hitler era un pazzo maniaco, Stalin era un sadico pazzo maniaco. Benchè schierati su opposti fronti su un punto sarebbero andati perfettamente d'accordo: l'antisemitismo. Come ha notato Antonio Salas nei suoi sei anni d'infiltrazione in Al-Quaeda niente unisce più dell'odio contro gli ebrei. Quando si tratta di combattere contro Israele naziskin e terroristi islamici “dimenticano” le loro diatribe personali.

Gli ebrei avevano abbracciato in massa il comunismo e, alla fine degli anni'20, tra membri del Politburo e relative consorti gli ebrei erano più dei non ebrei. Erano in molti a preoccuparsi ed ecco che Stalin ebbe la geniale idea: da tempo non reclamavano la terra promessa? Bene, lui li avrebbero accontentati. Gli ebrei puntavano all'Ucraina o alla Crimea, ma si trattava di terre ricche e fertili e cederle era fuori discussione, poi i problemi in Manciuria, invasa dai Giapponesi nel 1931, diedero modo a Stalin di prendere i classici due piccioni con una fava o, come dice Halter (che è cresciuto in Francia), di fare un colpo di biliardo su tre sponde. Al confine con la Manciuria c'era una regione disabitata chiamata Birobdjan, che non aspettava altro che diventare “regione autonoma ebraica”. Senza aver bisogno di esercitare alcuna violenza Stalin riuscì a “deportare” quasi 30.000 tra ebrei russi e persino russi veri, che “scelsero” la relativa sicurezza di quegli otto\novemila kilometri che separano la taiga siberiana da Mosca. 

A mia discolpa, l'esistenza del Birobdjan pare non fosse nota nemmeno ai membri della HUAC, Commissione per le attività antiamericane, davanti alla quale, nel giugno 1950, Marina Andreieva Guseiev deve rispondere all'accusa di essere una spia russa, entrata illegalmente nel paese con un passaporto falso intestato a Maria Apron, fatto che agli occhi dei commissari dimostrava che non poteva essere stata che lei ad uccidere l'agente infiltrato in URSS Michael Apron. Marina si difende affermando che lei di Michael era la moglie, che era solo un'attrice e che di spionaggio non sapeva nulla. Aggiunge che non solo non era nè comunista, nè ebrea e inizia a raccontare di come arrivò nel Birobdjan a causa di una notte passata con Stalin, quando era una sconosciuta attrice di teatro di nemmeno vent'anni.

Bisogna precisare che, dal 1947 e per i dieci anni successivi, la HUAC inquisì realmente centinaia di attori, registi, sceneggiatori e tecnici dell'industria cinematografica hollywoodiana, accusandoli di militanza o anche, semplicemente, di simpatie comuniste. Le prove non erano un ostacolo significativo. Quando non esistevano, o non erano sufficientemente probanti, venivano create ad hoc. 

Della commissione facevano parte nomi molto noti: i senatori Richard Nixon, Joseph Raymond McCarthy (da cui prese nome il maccartismo, la lista nera di presunti simpatizzanti del comunismo, che fu denunciata nel 1953 da Einstein e che ha ispirato il film del 2005 Good Night and Good Luck di George Clooney) e John S. Wood, tutti noti antisemiti, mentre il procuratore era il giovanissimo Roy Cohn, che essendo ebreo e gay era particolarmente accanito contro entrambe le categorie.

Nel caso della 147° commissione - la HUAC contro Marina Andreieva Guseiev - è chiaro che la sentenza doveva essere di condanna a morte, indipendentemente da cosa l'attrice poteva dire a sua difesa, anche perchè gli imputati in questi casi non avevano diritto ad un avvocato.

Ma Marinočka ne ha già passate tante e la sua indifferenza davanti alle minacce della commissione, oltre alla sua straordinaria bellezza, colpiscono il giovane inviato del New York Post Al Koenigsman.  Da buon giornalista Al non esiterà ad usare qualsiasi mezzo, mettendo a rischio la sua stessa incolumità e la sua carriera, per scoprire la verità. Invece che un articolo finirà con lo scrivere un libro “La sconosciuta di Birobdjan”, una storia che ruota attorno alla personalità di Stalin, ma che è anche una miniera d'informazioni sulla cultura yiddish, a partire dalla lingua, l'unico linguaggio nato non allo scopo di comunicare, ma per resistere e proteggersi dall'ostilità delle altre popolazioni. 

Vista la professione di Marinočka il testo è anche un omaggio al teatro e, grazie all'interessante post-fazione, ho scoperto l'esistenza del GOSET, il teatro nazionale ebraico, fondato a Mosca nel 1919 e chiuso trent'anni dopo, sopravvissuto solo pochi mesi  all'uccisione del suo direttore, ordinata da Stalin. Il soffitto e le pareti di questo “teatro da camera” di circa 40 mq erano state affrescate da Chagall con rappresentazioni delle arti (danza, letteratura, teatro, musica, quest'ultima con il famoso violinista verde) e momenti di vita ebraica. L'artista inoltre aveva ideato il sipario, numerosi fondali e i costumi degli attori.  

A chi ha scelto d'intitolare l'edizione italiana Protocollo Cremlino vorrei dire che i libri, prima di essere pubblicati, andrebbero letti. 

A cura di Claudia Peduzzi


Protocollo Cremlino di Marek Halter, Newton Compton, 9,90 euro, 4,99 euro in formato e-book

Voto10\10



Sul numero invernale di RB Magazine  pag. 89 trovate uno speciale su L'Infiltrato


Good Night and Good Luck di George Clooney:







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