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13 novembre 2013

Ospiti di Bertolt Brecht ad Augusta

Casa natale di Brecht
Un nuovo incontro con l’autore ci porta ad Augusta (Augsburg in tedesco) da Bertolt Brecht, dove la città bavarese ha allestito un museo nella sua casa natale, per commemorare la memoria dell’illustre concittadino. Nel museo potete conoscere da vicino Brecht, in particolare la sua produzione teatrale e poetica e le tappe del suo esilio. 

Bertolt Brecht nasce il 10 febbraio 1898 ad Augusta da una famiglia mediamente agiata, dove riceve dalla madre un’educazione protestante. Sull’entusiasmo di un patriottismo ingenuo lo scrittore sostiene inizialmente il primo conflitto mondiale, salvo poi cambiare repentinamente idea quando si rende conto dell’ondata di orrore e di morte che semina la guerra. Sempre in quegli anni inizia a comporre le prime poesie e si iscrive all’Università di Monaco, senza però impegnarsi a fondo negli studi. 

Negli anni venti Brecht abbraccia il pensiero marxista, si dedica al teatro ed entra in contatto con i movimenti avanguardisti, in particolare con l’espressionismo, rielaborato poi in maniera del tutto personale. In questi anni scrive e mette in scena diverse opere teatrali come Tamburi nella notte del 1922, Un uomo è un uomo del 1925, L’opera da tre soldi del 1928 e Ascesa e caduta della città di Mahagony del 1929, le ultime due vedono anche la collaborazione musicale del compositore Kurt Weill. Come per altri intellettuali, l’avvento del nazionalsocialismo significa per Brecht e la sua famiglia l’esilio.

Inizialmente, la fuga dalla Germania porta Brecht a toccare diverse città europee tra cui Praga, Vienna, Zurigo e Parigi, dove continua la sua attività, pubblicando diverse opere come Madre coraggio e i suoi figli. A causa delle sue posizioni antifasciste che esprime in convegni e articoli giornalistici, Brecht perde la cittadinanza tedesca. Intanto, l’esilio continua nei paesi nordici e a Mosca. Da qui Brecht attraversa tutta la Russia per imbarcarsi a Vladivostock diretto verso la California.  

Bertolt Brecht
Gli anni americani non sono così promettenti come sperato. Lo scrittore non riesce, infatti, a farsi strada nel mondo del cinema anche a causa delle sue tendenze comuniste, poco gradite al governo degli Stati Uniti. Alla fine della seconda guerra mondiale Brecht prende in considerazione l’idea di tornare in Germania, per mettere in scena lui stesso i suoi drammi. Nel 1948 decide quindi di stabilirsi a Berlino Est. Nella città sotto il controllo sovietico Brecht si occupa di regia teatrale e fonda il teatro Berliner Ensemble, che diventa molto importante a livello europeo. Nonostante il controllo del partito unico, che censura il lavoro di Brecht, lo scrittore riesce comunque a recarsi all’estero per delle rappresentazioni. Brecht muore nel 1956 a seguito di un infarto e viene sepolto al cimitero Dorotheenstädtischer di Berlino.

L’opera più famosa di Brecht è Vita di Galileo (in originale Leben des Galilei), scritto nel 1939 e rappresentato per la prima volta nel 1943 a Zurigo. L’opera, che risente delle oppressioni del regime nazista, è ambientata in Italia nel XVII secolo e mette in scena le ultime vicende dello scienziato pisano, puntando l’attenzione sulla sua debolezza e sulla sua incapacità di contrastare l’autorità della Chiesa Cattolica. All’inizio del dramma Galileo è uno stimato scienziato che si dedica senza riserve allo studio del cosmo, seguendo più le possibilità della mente umana che le direttive delle istituzioni. 

Grazie alle sue osservazioni, Galileo abbraccia la visione copernicana dell’universo e mette in discussione quella tolomaica di cui sia il popolo sia la Chiesa sono fermamente convinti. Ovviamente, le scoperte di Galileo non possono essere accettate dalle autorità ecclesiastiche che lasciano al fisico la possibilità di salvarsi dalla tortura e dalla condanna abiurando la sua scienza. Scegliendo di distaccarsi dalle sue rivoluzionare scoperte, Galileo tradisce i suoi ideali e perde la stima dei suoi studenti che non riescono a comprendere l’atto di viltà. 

Locandina di Vita di Galileo per la regia di Giorgio Strehler al Teatro Piccolo di Milano

Anni dopo Galileo, che vive isolato e sotto la vigilanza della Chiesa, riceve la visita di un suo vecchio studente e gli consegna una sua raccolta di scritti da divulgare fuori dai confini italiani. Lo studente inizia allora a riconsiderare la figura del maestro e riconosce in lui una certa scaltrezza per aver sapientemente ingannato l’inquisizione. Tuttavia, lo scienziato rifiuta questa rivalutazione eroica del suo gesto e nell’autoaccusa finale sostiene di aver ceduto alle pressioni del clero solo per convenienza e per il quieto vivere. Brecht mostra quindi un grande uomo di scienza piegato dalla debolezza umana e incapace di sostenere pubblicamente fino in fono la verità anche a costo della vita.

A cura di Chiara Silva

Consiglio per la lettura:


Vita di Galileo di Bertolt Brecht, 257 pagg, 12 euro

Il nostro viaggio è iniziato a Lubecca con Thomas Mann.

Per visitare Augusta, clicca qui



Ascolto consigliato: l’album Eppur si muove del gruppo Haggard