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26 novembre 2013

Masterpiece, critiche e migliorie. Ma lo share non decolla


Vince la seconda puntata di Masterpiece… Nikola Savic. Che suspense, eh! Diciamolo subito: non avrei fatto vincere l’aspirante scrittore Savic. Il motivo è presto detto: se il giurato De Cataldo, accodato al giurato De Carlo, dice che manca la conoscenza estrema della lingua italiana, perché dare servigi allo straniero con finale promessa dello studio e dell’impegno? 

E ancora: cos’è Masterpiece? Il talent che premia la capacità dello scrittore (o aspirante) e del romanzo presentato e poi, se vincente, pubblicato in centomila copie da Bompiani? Oppure l’accademia della scrittura dove varrebbe il motto “vieni da noi e impari a scrivere”? Ecco, io non so rispondere. Qualcosa non è chiaro. Per carità, nulla contro il trentaseienne Savic venuto dall’est, fermato in provincia di Venezia e laureato in Scienze della Comunicazione all’università di Bologna. Nulla contro di lui che pure scrive benino.

E questa volta, rispetto all’esordio e ai seguenti lamenti degli utenti, posso dirlo senza l’unica prova di lettura vocale (ripresa dalle telecamere) che lascia desiderare al topo il ritorno immediato nella tana. La prima novità, appunto, è che una piccola parte dei romanzi sono online e visibili al sito della trasmissione. 

Il romanzo di Savic ha per titolo Vita migliore. Scrive l’autore: “Vita migliore racconta in prima persona le vicende di un adolescente, Deki, alle prese con la vita e con l’amore. Un romanzo di formazione che ci porta alla scoperta di paesaggi, storie e personaggi tra la Belgrado degli anni ’80 e Venezia”

Savic dice di essersi ispirato a Bukowski e Dostoevskij. E a giudicare dall’anteprima visibile del romanzo l’ispirazione ha compiuto più di qualche passo. Insomma, la seconda puntata di Masterpiece la vince Savic seppur con qualche dubbio di strutturazione. 

Si va avanti, o meglio: si torna indietro. Perché è chiaro che il concorrente dell’est non era l’unico a partecipare. Ma gli altri (che mi perdonino) non hanno lasciato il segno (c’era un avvocato, una punkettara incazzata, una insegnante in pensione, un asinello e un bue). 

Comunque, si torna indietro. E qui sento il dovere di segnalare tre aspetti positivi: il primo è il sottopancia (finalmente!). Perché, come descritto sopra dal topo che va a rintanarsi, le letture vocali non sono belle. E quando una lettura vocale non è bella è difficile comprendere lo scritto. Quindi è arrivato il sottopancia che, per un momento di gioia mia, ha accolto pure l’ashtag Twitter (prima deficitario in ricerca: #masterpiece? #MasterpieceRai? #MasterPiece?). 

Il secondo aspetto positivo, seppur a metà, è dettato dai luoghi scelti per la seconda prova immersiva, quella della scrittura in trenta minuti: due concorrenti vanno a passare tempo con dei non vedenti, come dei non vedenti; due concorrenti vengono spediti alla celebrazione di un matrimonio nel sud Italia con serenata e superfesteggiamenti annessi. Certamente il primo loco è risultato più interessante. Comunque, si va indietro. Fino al terzo aspetto positivo: la presenza come superospite di Walter Siti, vincitore del Premio Strega 2013. Una presenza che dà delicatezza, facoltà reali di scrittura, e narratività pure nel parlato. Una presenza che, nel gergo di tutti, “spacca”.   


Insomma, la seconda puntata di Masterpiece se ne va tra critiche (come quella di De Caro sul montaggio della trasmissione: “È essenziale dare un’idea migliore dei romanzi in gara, e far capire meglio le motivazioni dei nostri giudizi”) e migliorie, vincitori e vinti. Se ne va con uno share ancora basso nonostante l’incipit di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Se ne va pure con una considerazione della giurata Taye Selasi: “A volte la sintassi conta meno del talento di narrazione, di scrittura”. Mah! Da Masterpiece Atto II è tutto. A te la linea. 

A cura di Daniele Campanari

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