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22 ottobre 2013

SAPORI D'AUTORE: PIATTI MIGRANTI


Abbiamo detto che a Writers gli scrittori si raccontano in modo diverso dal solito. A volte scelgono i ricordi del passato, altre volte un'immagine o un brano musicale, altre volte la cucina o i piatti della loro memoria.

E' questa la chiave di lettura che Helena Janeczeck, la scrittrice di origine polacca, ha voluto dare al suo Sapore D'autore, la cena letteraria che si è tenuta sabato sera a Writers.


Una cena fatta di sapori migranti come già faceva presagire il menù disposto sui tavoli che riportava l'immagine di Paul Sorvino in Quei bravi ragazzi ritratto nella scena in cui taglia minuziosamente un spicchio d'aglio con una lametta.

La cucina come ponte di contatto, come legame indissolubile con la propria terra e simbolo stesso della globalizzazione ante litteram.


Quattro portate sapientemente preparate dallo chef per raccontare come i piatti e gli ingredienti abbiano, nel corso dei secoli, unito i popoli aldilà dei conflitti che non hanno mai raggiunto il loro scopo: impedire il contatto e la contaminazione.

E la cena si è trasformata un un'occasione unica per scoprire la vera storia che si nasconde ai piatti che quotidianamente assaporiamo. Una storia fatta di scambi, di incontri, di sapori che si mescolano senza soluzione di sorta e che travalicano i confini.

Che cosa conteneva questo menù? 
Antipasto: insalata russa, crocchette di patate, crema di baccalà, involtini di foglie di vite. 
Primo: Mentaiko spaghetti. 
Secondo: Chicken parmisana.
Dessert: Strudel

Indovinate la storia di ognuno di loro, ce la fate?

A cura di Clara Raimondi

Suggerimento per la lettura:


Bloody Cow di Helena Janeczeck, Il Saggiatore, 96 pagg, 10 euro



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